29 Marzo: la Brexit sta arrivando!

Euro, Sterlina e Brexit

Brexit con accordo? Brexit senza accordo? Ritardo? La settimana prossima il primo ministro britannico Theresa May chiederà per la seconda volta il parere del Governo sull’accordo trovato tra Unione Europea e Gran Bretagna per l’uscita di quest’ultima. Se verrà sconfitta nuovamente allora la palla passerà al Parlamento che voterà se lasciare l’UE senza un accordo (quella che nei telegiornali chiamano “Brexit No Deal“) o provare a trattare per un’estensione.

Brexit: studenti a Londra il 27 febbraio per chiedere un secondo voto per restare in UE
Brexit: studenti a Londra il 27 febbraio per chiedere un secondo voto per restare in UE

Manovre di emergenza su quello che si raffigura come l’evento economico dell’anno e una miniera di opportunità di investimento a meno di 20 giorni prima della data di scadenza del 29 marzo. Alla fine del mese scorso, May ha promesso che avrebbe dato al Parlamento britannico la possibilità di votare nuovamente sull’accordo Brexit dopo essere tornata nell’Unione europea per cercare di negoziare alcuni cambiamenti che potrebbero favorire l’appoggio dei parlamentari britannici. Il punto focale di tali negoziati riguarda il “backstop irlandese”, un aspetto dell’accordo che non vorrebbe alzare confini tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda una volta che il Regno Unito si è separato dall’Unione Europea.

La Brexit e la sua fragilità irlandese

Il principale nodo irrisolto dell’accordo della Brexit è rappresentato dai confini irlandesi: 499 chilometri che dividono la Repubblica d’Irlanda dallo spicchio britannico dell’Irlanda del Nord. L’argomento è quello che principalmente ha contribuito all’attuale situazione di stallo per quanto riguarda l’accordo siglato tra Theresa May e i partner europei e che ha visto la sconfitta all’interno del parlamento inglese per più di 200 voti. Franchi tiratori dentro il partito stesso di Theresa May, quello dei Tory (il partito conservatore), insieme al Democratic Unionist Party, il partito di destra nord irlandese che sostiene il governo May, sono contrari alla soluzione trovata dalla premier con i leader europei.

Una volta che la Brexit diventerà realtà, il confine irlandese si trasformerebbe nell’unica frontiera di terra tra la Gran Bretagna e l’Unione europea dove, ricordiamo, c’è anche la Repubblica d’Irlanda. Un confine che oggi è aperto al passaggio libero di merci e di cittadini ma che domani necessiterebbe di controlli per via di regole doganali differenti: quelle attuali dell’Europa unita e quelle future britanniche dettate da Londra. Ripristinare i confini significherebbe sia inasprire le regole di passaggio di una frontiera che oggi garantisce un interscambio che nel 2016 valeva 3 miliardi di euro che risvegliare tensioni politiche che furono pacificate alla fine degli anni ’90.

La Brexit e la frontiera irlandese. Un nodo cruciale.
La Brexit e la frontiera irlandese. Un nodo cruciale.

Brexit e backstop

Il termine backstop è preso in prestito dal baseball e, in particolare, dalla rete di protezione posta alle spalle del ricevitore per evitare che una eventuale palla possa finire sulla faccia di qualche sfortunato spettatore. Nel contesto della Brexit lo stesso termine si applica per citare il compromesso sui confini irlandesi ipotizzato tra Theresa May e i partner Europei nel quale non sarebbe eretto alcun hard border (confine fisico) fra Irlanda e Irlanda del Nord laddove dovessero fallire i negoziati e si proseguisse verso una Brexit No Deal. Il backstop quindi potrebbe servire solo in assenza di un accordo bilaterale per la Brexit che, altrimenti, lo renderebbe superfluo.

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Previsioni del trading su Brexit

Ed ora, cosa aspettarsi per il futuro della Brexit?

Verosimilmente, martedì prossimo il governo Inglese non accetterà un accordo di Brexit già bocciato a Gennaio con tanti voti contrari a meno che Theresa May non si presenti con qualche novità venuta fuori dagli ultimi dialoghi con i partner Europei. Di contro l’UE è sempre stata ferma sull’impossibilità della riapertura dell’accordo di gennaio e per tutti oggi la domanda è unica: “Brexit: qualcuno sa davvero cosa succederà dopo?”

Brexit oggi è un accordo di 585 pagine completamente in mano alle forze politiche di entrambi gli schieramenti e senza nessuno spiffero su quelle che saranno le future relazioni UE-Regno Unito. Il backstop è fondamentalmente una polizza assicurativa che salvaguardia gli interessi economici in caso l’UE e il Regno Unito non riescano a definire la loro futura partnership dopo la Brexit. I Brexiteers, i britannici che spingono per una rottura secca con l’UE, detestano l’intero accordo trovato tra il primo ministro e l’UE perché vedono intrappolato il Regno Unito in una relazione indefinita nel tempo che non vorrebbero.

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Il Regno Unito ha cercato “soluzioni alternative” per il backstop, ma non è riuscito a trovare nulla che potesse soddisfare l’UE o impedire veramente la creazione di un confine fisico. Venerdì, Michel Barnier, il negoziatore principale della Brexit, ha offerto due possibilità che potrebbero aiutare a superare l’impasse. La prima è una garanzia giuridicamente vincolante che il backstop è inteso come un accordo temporaneo e un’opzione di ultima istanza, utilizzata se, e solo se, l’UE e il Regno Unito non riescono a trovare alternative durante un periodo di transizione dopo la Brexit. La seconda (e decisamente la più controversa) proposta comporterebbe un aggiustamento al backstop per permettere alla Gran Bretagna di lasciare unilateralmente l’unione doganale subito ma mantenendo l’Irlanda del Nord temporaneamente in linea con l’UE. Questa seconda scelta comporterebbe controlli di frontiera sul mare d’Irlanda e sopratutto controlli di merci proveniente dal resto della Gran Bretagna prima che questi arrivino in Irlanda del Nord, e viceversa. Una soluzione sgradita al Democratic Unionist Party, il partito conservatore dell’Irlanda del Nord i cui voti mantengono il governo di Theresa May al potere, in quanto tratterebbero l’Irlanda del Nord in modo differente rispetto al resto del Regno Unito separandola di fatto.

A conti fatti martedì Theresa May potrebbe nuovamente affrontare un’altra imbarazzante sconfitta in Parlamento senza importanti modifiche a quanto presentato a Gennaio. Ma mancano solo 3 settimane alla Brexit e questo potrebbe accelerare i parlamentari indecisi a schierarsi definitivamente. Il primo ministro britannico ha provato anche a convincere i membri del partito di opposizione laburista che sono pro-Leave con finanziamenti per i loro collegi elettorali. Insomma, Theresa May sta convincendo tutte le fazioni politiche che una Brexit No Deal potrebbe essere molto drammatica per l’intera nazione e proprio per questo motivo sono in programma altri due voti successivi (mercoledì e giovedì) se quello di martedì dovesse concludersi con un nulla di fatto.

Londra e la decisione sulla Brexit
Londra e la decisione sulla Brexit

L’altra remota chance è quello di un ritardo della Brexit di alcuni mesi (2 mesi o forse 3) ma quest’ultima dipende dall’approvazione degli stati membri dell’UE. Il governo inglese fa leva su questo possibile scenario in quanto le elezioni parlamentari europee si terranno a maggio e i nuovi membri eletti inizieranno il loro mandato a luglio, quindi l’idea sarebbe di accordarsi che il Regno Unito esca dall’UE prima di allora.

I leader europei erano stati riluttanti a concedere al Regno Unito un’estensione della Brexit a meno che non esistesse un motivo legittimo, qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente il risultato della Brexit stessa: la promessa di tornare dagli elettori britannici una seconda volta chiedendo nuovamente a loro se siano d’accordo alla Brexit e, soprattutto, con quali modalità operative.

Il fattore che accomuna Unione Europea e Gran Bretagna è lo stesso … evitare la Brexit No Deal. Uno scenario dai risvolti economici catastrofici sia per l’Europa e (soprattutto) per il regno di Sua Maestà!

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