La disoccupazione: un problema politico ed economico fondamentale

Dal punto di vista politico, nonché da quello economico, la disoccupazione e l’inflazione possono rappresentare un problema fondamentale.

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Avere un paese con livello di disoccupazione elevato, oppure una costante crescita negli anni di tale indicatore, mette a dura prova la coesione sociale del paese stesso.

E’ importante prima di tutto fare una distinzione fondamentale quando si parla di disoccupazione tra:

  • Disoccupazione permanente: rappresenta, come dice la parola stessa, un tipo di disoccupazione nella quale i lavoratori senza impiego rimangono tali per lunghi periodi.
  • Disoccupazione ciclica: rappresenta invece un tipo di disoccupazione nella quale i lavoratori rimangono privi di impiego per un periodo di tempo molto limitato.

La distinzione tra questi 2 tipi di disoccupazione è proprio alla base delle due principali correnti economiche di pensiero, quella keynesiana e quella neoclassica.

La disoccupazione: indice di miseria

L’analisi del livello di disoccupazione serve per monitorarne l’andamento, qualora questo eccedesse una soglia critica, i policy maker (nel caso specifico lo Stato) possono intervenire attraverso l’adozione di contromisure adeguate volte a ristabilirne un livello idoneo.
Queste misure di inversione di trend della disoccupazione possono però comportare un aumento del livello di inflazione. L’adozione di politiche specifiche deve tener sempre conto di questo aspetto e valutare il giusto trade off per non compromettere ulteriormente la stabilità economica del paese.

Riguardo questo ultimo aspetto, l’economista Arthur Okun ha costruito il primo “indice di miseria” uguale alla somma del tasso di inflazione e del tasso di disoccupazione. L'”indice di miseria” originale fu reso popolare negli anni ’70 e venne utilizzato per fornire al presidente americano Johnson una foto istantanea facilmente comprensibile della salute relativa dell’economia del paese.

La disoccupazione: il monitoraggio

disoccupazioneIl monitoraggio del fenomeno della disoccupazione viene effettuato, nel nostro paese, costantemente dall’ISTAT attraverso interviste mirate verso un campione ponderato di famiglie.

Tutti gli intervistati, divisi per categoria, sono invitati a rispondere a domande inerenti le l’impegno lavorativo svolto durante la settimana.

Come detto, esistono diverse categorie di intervistati, nel dettaglio:

 

  1. Occupati: rientrano nella categoria tutti coloro di età superiore ai 16 anni che hanno svolto almeno 1 ora di lavoro retribuita (in moneta o in natura) presso un’azienda terza o 1 ora non retribuita nell’azienda di famiglia.
  2. In cerca di occupazione: rientrano nella categoria tutti coloro che si sono mossi attivamente per la ricerca di occupazione e inizieranno, o sono disposti ad iniziare a lavorare, in un tempo molto breve.

La somma degli occupati + i soggetti in cerca di occupazione = forza lavoro

Tutte le persone non facenti parte delle due succitate rientrano in quella che viene definita “non forza lavoro”.

La disoccupazione: tasso di disoccupazione

Il tasso di disoccupazione serve per misurare la percentuale dei soggetti in cerca di lavoro che non riescono a trovarlo.

Tasso di disoccupazione : persone in cerca di lavoro/ forza lavoro

Bisogna tenere in considerazione che anche in presenza di un paese sano dal punto di vista economico, il tasso di disoccupazione non potrà mai raggiungere il valore nullo, ci saranno sempre persone che, seppur per un breve periodo, sono in cerca di lavoro.

Quando si parla di “piena occupazione” non si intende, infatti, che il numero di disoccupati sia pari a 0 ma che il tasso di disoccupazione del paese preso in considerazione sia pari a quello naturale.

La disoccupazione: come incide sull’economia?

La conseguenza che si ha in presenza di un tasso di disoccupazione maggiore di quello naturale, è una perdita secca leggibile in termini di PIL. E’ stato calcolato ad ogni punto percentuale di superamento della soglia naturale di disoccupazione è associata una perdita del PIL pari al 2,5%.

Come nella sezione dedicata al PIL, questo rappresenta il valore (in termini monetari) ,calcolato a prezzi correnti, di tutti i bene e servizi finali prodotti nel periodo di riferimento (1 anno) all’interno del territorio nazionale.

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disoccupazioneDa qui è facile comprendere che una diminuzione del PIL significa una riduzione della produzione e quindi una fase di recessione economica del paese.

Come sappiamo esiste anche una relazione inversa tra il tasso di disoccupazione e quello di inflazione. Un aumento quindi della disoccupazione comporta una diminuzione dei prezzi e dei salari. Tale fenomeno viene spiegato dalla curva di Philips.

Ancora più devastanti sono però gli effetti indotti derivanti dalla mancata occupazione. Un lavoratore che perde il proprio posto di lavoro implica per la società non solo un lavoratore licenziato ma anche una perdita derivante dal mancato gettito fiscale per ogni ora di lavoro non effettuata.

Per quanto detto è facile immaginare quanto le politiche economiche di uno Stato devo vertere verso la creazione di occupazione cercando di tenere il fenomeno sotto controllo e intervenendo prontamente ove necessario.