Birra: un mercato in fermento

Un dato di fatto: gli italiani bevono sempre più birra e si stanno orientando sempre più verso le produzioni artigianali del nostro Paese.

Questo è un trend a livello internazionale che sta modificando il mercato della bionda con la schiuma. Un dato fornito da Coldiretti fotografa ancora meglio questo cambiamento di tendenza, negli ultimi 10 anni i piccoli birrifici artigianali sono passati da 113 a 718 con un incremento 535% e una produzione annua che si stima intorno ai 50 milioni di litri di birra.

Naturalmente questo tipo di produzione permette di espandere la propria conoscenza birraia anche in base alle tradizioni regionali e alle varie “essenze” che vengono date: dalla canapa al carciofo, alle visciole al radicchio tardivo IGP o al riso. La condizione principale è solo una, che il boccale sia “Made in Italy”.
Naturalmente questo cambiamento dei gusti di consumatori di birra italiani hanno influenzato in maniera decisa il mercato delle vendite. Altri dati Coldiretti che fotografano al meglio questa situazione: il consumo di birra di produzione inglese è crollato dal 79% mentre il consumo di birre tedesche è crollato del 31%. Per capire in modo ancora più chiaro l’importanza di questo dato, basti pensare che fino a qualche anno fa l’importazione di birre tedesche ed inglesi rappresentava un terzo del mercato italiano.

Per quanto riguarda i dati generali, fra birre industriali ed artigianali, il consumo e la produzione di birra si aggira intorno ai 6 miliardi all’anno.
Un dato che non dovrebbe sorprendere più di tanto visto che la birra, secondo l’Istat, piace ad un italiano su due con un consumo pro capite di circa 32 litri all’anno. Oltre che dal punto visto economico, il mercato della birra rappresenta anche una grande opportunità di occupazione soprattutto per gli Under 35.

E nascono anche nuove figure professionali.

Infatti negli ultimi mesi tra prendendo piede la figura del “Sommelier della birra”, capace di interpretare tramite nuove tecniche di osservazione e degustazione, le varie particolarità di ogni birra e le specificità di gusto, stile e composizione.

Ovviamente decisive nel nostro paese le realtà regionali di mastri birrai, con la Lombardia capofila con 249 aziende nel settore, con Veneto e Piemonte su questo speciale podio con 134 e 127 aziende. Seguono a ruota Toscana con 112 aziende, Emilia Romagna con 111 e Lazio con 104.
Sono proprio questi piccoli stabilimenti locali ad essere quelli con maggior sviluppo tecnologico e di innovazioni che vanno dalla certificazione autenticata del “chilometro zero” fino al legame diretto con le aziende agricole, passando per la produzione di birre con spiccata specificità nel gusto o nell’aromatizzazione fino all’innovazione nel campo della distribuzione del prodotto come i “Brewpub”.

Proviamo a fare degli esempi che spiegano ancora meglio la situazione della “Birra di casa nostra”. Facciamo l’esempio del birrificio agricolo Baladin, nel cuneese, guidato da Teo Musso che produce birre artigianali con cantine strutturate e curate come quelle del vino. Musso è rimasto uno dei pochi italiani operanti nel settore.
Tolte Forst e Menabrea, fra i marchi storici italiani troviamo Peroni di proprietà della giapponese Asahi, la Poretti appartiene alla Carlsberg mentre sono di Heineken la Moretti e l’Ichnusa. I grandi colossi mondiali nel frattempo continuano ad acquistare i nostri birrifici artigianali. La brasiliana Ab Inbev di Leffe e Corona ha comprato due anni fa Birra del Borgo, il Birrificio del Ducato a luglio scorso è stato comprato dalla Duvel mentre la lombarda Hibu è stata acquistata dalla Heineken.

Ma Musso ha deciso di resistere a questo attacco straniero anche grazie al suo socio nel Birrificio Baladin, quell’Oscar Farinetti di Eataly. Innovazione, progettazione e un’idea di azienda proiettata nel futuro. Un B&B direttamente nel casale del birrificio (chiamato non a caso “Casa Baladin”), un locale sui navigli a Milano che abbinerà il gusto della sua birra con degli specifici toast creati apposta e in un futuro non molto lontano il progetto di entrare in Borsa.
Questi alcuni dei progetti del Birrificio Baladin che esporta già in 41 paesi e si è prefissata come obiettivo di raddoppiare la quota di export sul fatturato che passi dal 17 al 34% in tre anni. Alcuni numeri che fotografano anche la situazione economica del birrificio Baladin: 25 milioni di euro di ricavi aggregati (un +19% in tre anni), margine operativo lordo a doppia cifra e circa 6500 clienti diretti in Italia, tra cui ad esempio le Frecce di Trenitalia e 14 locali di ristorazione in Italia, alcuni in comproprietà.

Un grande progetto italiano in un mercato che è letteralmente “in fermento”.

 

 

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