Brexit, il 15 gennaio si decide

Euro, Sterlina e Brexit

La possibilità che il governo del Primo Ministro britannico Theresa May possa proseguire con l’ipotesi di una Brexit senza accordo con l’Unione Europea (UE) è stata annullata da un emendamento alla legge finanziaria, trasversale alle forze politiche del paese, votato martedì alla Camera dei Comuni.

Londra e la decisione sulla Brexit
Londra e la decisione sulla Brexit

Il voto trasversale per scongiurare una Brexit senza accordo

L’emendamento trasversale al progetto di legge finanziaria, presentato dal deputato laburista Yvette Cooper, impedisce al governo inglese di prendere la strada di una Brexit senza accordo. I deputati hanno votato con 303 voti favorevoli e 296 voti contrari sostenendo in maniera molto netta l’emendamento e rivelando una maggioranza “non pronosticabile” nella Camera dei Comuni per bloccare una Brexit senza accordo.

Venti parlamentari del Partito Conservatore (Conservative Party), il partito di centrodestra britannico d’ispirazione conservatrice e unionista di cui Theresa May è l’attuale leader, tra cui diversi ex fedelissimi all’attuale Primo Ministro hanno votato congiuntamente al Partito Laburista (Labour Party), contro il governo e (soprattutto) contro la possibilità di una Brexit senza accordo.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha accolto favorevolmente il voto espresso dichiarandolo “un passo importante per evitare una Brexit senza accordo“. Lo stesso capo dell’opposizione ha aggiunto: “Il voto espresso martedì dimostra che non esiste alcuna maggioranza in Parlamento, nel Consiglio dei ministri o all’interno del paese per l’uscita dall’UE senza un accordo (la Brexit no deal come più volte definita n.d.r.), motivo per cui stiamo prendendo ogni opportunità possibile in Parlamento per prevenire il non-accordo”. Theresa May ora deve escludere in maniera formale la Brexit no-deal una volta per tutte“.

Yvette Cooper, i labouristi contro la Brexit
Yvette Cooper, i labouristi contro la Brexit

Spiegando le motivazione che hanno guidato il suo emendamento, Yvette Cooper ha dichiarato che i parlamentari “hanno la responsabilità di non stare fermi rimanendo in piedi senza reagire” lasciando che si possa avverare lo scenario catastrofico per il paese di una Brexit senza accordo. La deputata ha anche aggiunto che era “davvero preoccupata che i ritardi e le derive che si stavano prendendo avevano il serio rischio di condurre la Gran Bretagna fuori dall’UE senza un accordo in soli 80 giorni (con una Brexit no deal, per l’appunto! n.d.r.)”.

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Il governo ha accusato ha accusato i parlamentari di essere “imprudenti” e “irresponsabili” e, in particolare, la deputata Yvette Cooper di “minare” i preparativi per la Brexit. Gli stretti collaboratori dell’inquilino del numero 10 di Downing Street, la storica residenza e la sede del Primo Ministro del Regno Unito, hanno tentato di minimizzare l’impatto dell’emendamento (sia prima che dopo il voto) definendolo “un inconveniente verso la Brexit piuttosto che qualcosa di più significativo“.

Quanto accaduto è il più importante dei numerosi tentativi che i parlamentari inglesi hanno portato avanti per frenare l’ala conservatrice che da sempre spinge Theresa May verso una Brexit senza accordo.

Sfrutteremo ogni occasione per dimostrare che il Parlamento inglese non permetterà una Brexit senza accordo“, ha dichiarato al Daily Mirror Nick Boles, un ministro conservatore. “Questa è una singola schermaglia in una lunga campagna“.

Il voto è arrivato dopo che i membri più anziani del governo di Theresa May hanno utilizzato una riunione del Consiglio dei Ministri per spingerla a escludere ufficialmente la possibilità di una Brexit senza accordo, e dopo aver incontrato alcuni degli oltre 200 deputati che hanno firmato una lettera congiunta al primo ministro per scongiurare una Brexit no deal.

Il complicato puzzle della Brexit
Il complicato puzzle della Brexit

Non esiste una maggioranza per una Brexit no deal

Molte figure di primissimo piano dell’attuale governo di Theresa May hanno dichiarato di essere pronti a rassegnare le dimissioni in caso in cui si proseguisse per una Brexit senza accordo. Il segretario agli affari Greg Clark, ha dichiarato che è essenziale continuare a lavorare perché una Brexit no deal danneggerebbe le piccole imprese e le grandi aziende inglesi.

Cosa potrà accadere ora?

Il giorno decisivo per la Brexit sarà martedì 15 gennaio. In questa data il Parlamento britannico sarà chiamato ad approvare il piano elaborato dalla premier Theresa May, e condiviso con Bruxelles, per l’uscita dall’Unione europea.

Ogni singolo voto sarà determinante visto che sia i conservatori (i Tories come anche chiamato) che i laburisti devono fare i conti con forti opposizioni presenti all’interno. Non esiste una vista a 360° condivisa sulla Brexit e in entrambi gli schieramenti esistono frange che vedono di buon occhio l’opinione opposta.

Esploriamo le due possibilità:

1) Il piano May viene bocciato

Già a dicembre Theresa May si è vista obbligata a cancellare la data prevista per il voto in quanto all’avvicinarsi della stessa era sempre più evidente che avrebbe perso. La situazione così complicata ha reso necessari, il giorno di Natale, una serie di contatti telefonici tra il Primo Ministro inglese e i leader europei per aggiornarli sulla situazione di stallo e (si pensa) per ottenere qualche concessione. Ufficialmente Bruxelles ha sempre dichiarato la sua intenzione a non modificare in alcun modo il testo del negoziato della Brexit.

Se il 15 gennaio il Parlamento dovesse dire no alla premier e non essendo di fatto più percorribile la via di una Brexit no deal, l’intero processo previsto per il 29 marzo potrebbe saltare. E’ quindi probabile che sarà data ai cittadini britannici la possibilità di giudicare il ‘deal’ o il ‘no-deal’ siglato con la Ue, lasciando libero l’elettorato anche di decidere (per una seconda volta) di confermare o meno la volontà di una Brexit.

Last but not least è molto probabile che a questo punto il governo di Theresa May salti per dare spazio a nuove elezioni.

L'accordo con l'UE per la Brexit
L’accordo con l’UE per la Brexit

2) Il piano May viene approvato

La via maestra per la Brexit sarebbe tracciata. L’intesa con l’Unione Europea prevede un’uscita che dovrebbe consumarsi il 29 marzo, sempre che il Regno Unito o i 27 Paesi membri dell’Unione – per qualunque buon motivo – non si accordino per posticipare l’addio di Londra.

Il Regno Unito dovrà versare a Bruxelles circa 39 miliardi di sterline per dare luogo alla tanto sofferta Brexit.

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