Che cos’è il Quantitative Easing?

Che cos'è il Quantitative Easing?

Caro lettore, in questo articolo Mr Banca ti parlerà di Quantitative Easing, argomento dal nome apparentemente complesso che potrebbe mettere un po’ di paura, giusto?

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Molti di voi probabilmente non ne hanno mai sentito parlare e si staranno domandando il perché abbiamo scelto di pubblicare questo articolo, allora veniamo subito a noi… buona lettura.

Che cos’è il Quantitative Easing?

Il Quantitative Easing è una forma non convenzionale di politica economica adottata dalla Banca Centrale Europea in cui le possibilità di applicare forme convenzionali di politica economica sono precluse.

Forme convenzionali? Non convenzionali? Chiariamo subito questi concetti

Tutti sappiamo che esistono in economia due parametri estremamente importanti: Tasso d’inflazione e Prodotto Interno Lordo.

L’approccio convenzionale stabilisce semplicemente che i tassi d’interesse nominale (tasso applicato in un atto di mutuo, finanziamento etc..) varino in risposta ai movimenti del tasso d’inflazione e del prodotto interno lordo rispetto a quelli che sono gli obiettivi prefissati. Per intenderci, il tasso d’interesse nominale sale dell’1% ogni punto di aumento della differenza tra inflazione reale e quella programmata, mentre scende dello 0,5% per ogni movimento di un punto della differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello previsto.

Gli approcci non convenzionali (quantitative easing, buy-back dei titoli di debito) al contrario, non seguono delle regole prestabilite ma vengono di sovente utilizzati per creazione di moneta a debito da parte di una banca centrale.

In parole povere, politiche non convenzionali di tipo espansionistico (il quantitative easing ne è l’esempio di maggior spessore) vengono applicate per stimolare la crescita economica e l’occupazione.

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Ora hai capito perché abbiamo deciso di affrontare questo argomento? Attuale, no?

Andiamo avanti con un po’ di considerazioni relative all’applicazione del Quantitative Easing da parte di alcune potenze mondiali.

Per giudicare ogni misure in campo economico – finanziario, dobbiamo valutare esattamente il contest in cui si opera, sebbene Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna, hanno raggiunto i loro obbiettivi dopo un periodo di Quantitative Easing, è necessario fare due considerazioni.

La prima riguarda la quantità di risorse messe in campo rispetto all’ottenimento dei propri obbiettivi. Per essere più chiari, il Giappone dovette intervenire costantemente sui mercati con una cifra approssimativa di 135 Trilion, solo per capire che forse tale operazione non avesse avuto l’impatto auspicato e che necessitava un intervento più potente ancora. Allora, allo stesso modo, abbiamo potuto vedere gli Stati Uniti investire 4 Trilioni per contrastare una domanda interna che viaggiava a rilento, che mostrava alti tassi di disoccupazione, anche se la stessa FED (la banca centrale americana) dovette porre un freno al fenomeno delle Banche di investimento, che con le loro speculazioni, avevano certamente assorbito in buona parte gli sforzi fatti dalla Banca Centrale. Al contrario, scopriamo che la Banca di Inghilterra, con “solamente” 375 miliardi è riuscita a superare i propri problemi attraverso il Quantitative Easing.

Quindi Stati Uniti e Giappone, durante tutti questi anni, per cercare di gestire e risolvere il problema della decrescita interna, hanno direttamente stimolato la ripresa attraverso una enorme spesa pubblica. In Giappone, specialmente, dopo la salita al potere del presidente Abe, grande sostenitore delle politiche economiche Keynesiane, è iniziata una nuova era di politiche ultra espansive sia in campo economico, fiscale e monetario.

ObbligazioniIn seconda istanza, dobbiamo valutare cosa necessita esser fatto per centrare i propri obbiettivi, ovvero stabilizzare il sistema; i mercati reagiscono in maniera pronta ed efficiente alle misure di cui necessitano. Come nel caso del default della Lehman Brothers, dove era una naturale consequenza il cercare di limitare i danni che si sarebbero potuti verificare in seguito. Questo fenomeno è stato molto più chiaro negli Stati Uniti, che sono stati gli “esportatori” della crisi del 2008. In quel caso la FED fu costretta, visto che era l’unica via percorribile, ad intraprendere tali politiche di salvataggio delle banche “Too big too fail” attraverso un enorme piano di acquisto degli asset della banche maggiormente investite dalla crisi. Questo stesso concetto può essere esteso anche alla Banca centrale giapponese e a quella inglese.

Tuttavia dobbiamo comunque focalizzare la nostra attenzione, sui periodi successivi alla crisi, ovvero quelli successivi e lontani dalle turbolenze finanziarie e dove una ulteriore politica economica espansiva non sarebbe più stata necessaria. Banalmente, se le istituzioni finanziarie avessero piu o meno messo a posto i propri conti, rispetto ai periodi pre crisi, il fornire più moneta non avrebbe cambiato molto. Infatti la maggior parte delle risorse raccolte dalle istituzioni finanziarie non sono state utilizzate per garantire prestiti alla aziende in difficoltà, ma principalmente per fare investimenti finanziari. Per cui il Quantitative Easing in queste determinate condizioni può sembrare ad una prima impressione utile a raggiungere gli obbiettivi prefissati, ma in realtà storicamente non è riuscito, tranne in pochi casi come quello inglese, a raggiungere tali obbiettivi in maniera efficace.

Thomas Jefferson disse: “Credo sinceramente che gli istituti bancari sono più pericolosi degli eserciti permanenti, e che il principio di spendere denaro a carico dei posteri, sotto il nome di debito pubblico, non è che una truffa futura su larga scala”.

Un caro saluto a tutti da Mr Banca

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