Contanti e conti correnti, i più amati dagli italiani

Gli italiani sono da sempre affezionati ai loro conti correnti, che vengono spesso utilizzati anche per la gestione del risparmio. E non è una novità che il nostro sia uno dei paesi in cui l’utilizzo del contante è ancora molto (troppo) diffuso. Ma quanto ci costa tutto questo?

L’Italia si conferma un paese strutturato su un risparmio personale solido, che si poggia su 1396 miliardi di risparmio bancario e postale, di cui, secondo i dati forniti da Bankitalia, addirittura 960 miliardi in capo alle famiglie del “Bel Paese”. Una tendenza, questa, che sembra non avere fine e che nel corso degli ultimi anni ha fatto perdere notevoli opportunità agli investitori italiani.

Una spiegazione a questo fenomeno e alcuni dei motivi dai quali scaturisce è stata data negli ultimi giorni da Guido Tirloni, senior manager Kpmg Advisory. Tirloni spiega come l’incertezza e la poca fiducia nel futuro da parte delle famiglie italiane siano senza dubbio tra i motivi principali. A questo vanno aggiunte anche una scarsa cultura finanziaria e la poca confidenza degli strumenti che permettono di accedere a tali servizi, a differenza ad esempio delle famiglie anglosassoni, più avvezze a investire nel mercato finanziario. Questo mix è la causa principale della crescita registrata pari a quasi il 5% sulla somma totale di liquidità presente sui conti correnti italiani.

Il costo della liquidità

Tenere i soldi sul conto corrente ovviamente costa, anche se scegliamo di avvalerci di un conto corrente on line:

  • Studi recenti dimostrano che il saldo annuo (ovvero la differenza tra i costi totali e gli eventuali interessi corrisposti sulle giacenze di conto) dei conti correnti dei piccoli risparmiatori (sotto i 20.000 euro)  è spesso negativo.
  • Un altro ulteriore costo, anche se occulto ai più, è dato dall’inflazione. Man mano che questa aumenta, il potere d’acquisto dei nostri soldi, lasciati senza profitto sul conto corrente, diminuisce.

Del resto il conto corrente bancario è sicuramente uno degli strumenti finanziari più noti e diffusi. La comodità di poterlo utilizzare da casa via Internet, senza doversi recare direttamente allo sportello e con livelli di sicurezza ritenuti congrui dalla clientela, consente ad un elevato numero di persone di fruire di molti servizi per la gestione delle incombenze della vita quotidiana. Diverso però è il discorso quando si parla di investimenti o semplicemente di risparmio: tenere somme cospicue sul conto corrente può non essere una buona idea. Tra le qualità dei conti correnti non ci sono di certo i margini di guadagno e la possibilità di investimento.

L’altra faccia della liquidità

Avere i soldi liquidi sul proprio conto corrente consente poi a molti italiani di non dover disinvestire da strumenti di risparmio con tutte le problematiche annesse. Di sicuro come già accennato prima c’è un grande problema di cultura finanziaria nel nostro paese.  Va registrato inoltre il grande “attaccamento” al denaro contante in Italia, che non a caso si trova ai primi posti nel Mondo per utilizzo intenso della moneta contante. Dallo studio elaborato dalla “The European House- Ambrosetti” emerge come peggio di noi nel mondo facciano solo Qatar, Repubblica Ceca e Guatemala.  Per disincentivare l’utilizzo di denaro contante ad esempio si potrebbe provare a ridurre il numero degli sportelli Atm, pratica già adottata in molti paesi che volevano adottare una politica che incentivasse l’uso del denaro elettronico. Sempre dallo studio Ambrosetti si evince come in Italia dal 2008 al 2016 il valore di prelievi di contanti da Atm è aumentato ad un tasso medio annuo dell’8,9% contro il 2,3% della Germania e il 2,5% della Francia.

L’effetto della direttiva europea Psd2

C’è infine da valutare anche l’impatto sul cash presente sui nostri conti correnti che avrà la Psd2, la direttiva europea che ha come scopo di creare una sorta di mercato unico per il pagamento dei servizi e che naturalmente andrà a mutare le abitudini di molti. Secondo molti i cambiamenti promessi dalla Psd2 si verificheranno, anche se saranno meno rapidi di quel che si possa pensare. La Psd2 andrà ad impattare soprattutto su chi utilizza già strumenti alternativi di pagamento mentre per il breve periodo su chi è ancora attaccato alla cara vecchia banconota l’impatto sarà minimo. Il percorso che la Psd2 intende tracciare sarà lungo e bisognerà che anche i negozi più piccoli, oltre che le grandi catene, inizino ad attrezzarsi per essere pronti a ricevere anche piccole somme di denaro non necessariamente con soldi cash. Le banche italiane si stanno muovendo rapide per non farsi trovare impreparate. Vedremo gli sviluppi nei prossimi mesi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*