Draghi dà una mano alle famiglie: l’impatto sui mutui delle ultime decisioni della BCE

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Le recenti esternazioni di Draghi, datate fine ottobre, hanno in parte confermato le attese, ma hanno anche dato dei segnali non del tutto scontati con impatti non indifferenti sull’andamento dei tassi.

CasaCosa dobbiamo aspettarci quindi sul fronte dei tassi di interesse applicati dalle banche ai mutui ipotecari, e quali sono le logiche che ci sono dietro?

Cercheremo oggi di rispondere a queste domande.

Gli impatti sui mutui a tasso variabile…

Innanzitutto affrontiamo i possibili impatti sui mutui a tasso variabile, argomento di interesse non solo per chi ha intenzione di richiedere un finanziamento alla banca ed è indeciso su quale tipologia scegliere, ma anche per chi un mutuo già lo ha aperto e sta valutando se effettuare una surroga, oppure semplicemente vuole sapere in anticipo cosa succederà alla sua rata nei prossimi mesi.

Come noto, il tasso variabile di un mutuo è dato dalla somma dello spread, un valore in genere fisso e stabilito dalla banca, all’Euribor, un indicatore strettamente collegato al tasso dei depositi, ovvero la remunerazione che la BCE garantisce alla banche. Per inciso, da un po’ di tempo questa seconda componente è negativa, a tutto vantaggio di chi ha aperto un mutuo a tasso variabile e si è visto quindi ridurre l’importo della rata da pagare.

Ma quali sono le decisioni della BCE che possono avere impatto sull’Euribor, e quindi sui mutui a tasso variabile?

Leggi anche: La fiammata di Draghi del 26 ottobre: quali impatti nel medio termine?

In particolare l’affermazione di Draghi è che i tassi resteranno invariati a lungo, almeno fino a tutto il 2018. Questa è un’importante novità, non del tutto prevista dai principali osservatori. Certo, nulla lasciava intendere che ci sarebbe stato un significativo aumento dei tassi nel breve periodo, ma nemmeno era scontata una posizione di questo tipo, che dovrebbe garantirne la stabilità per oltre un anno.

Un respiro di sollievo quindi per tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile e che ormai, grazie all’Euribor in territorio negativo, si sono abituati ad una rata contenuta.

…e quelli sui mutui a tasso fisso

Draghi dà una mano alle famiglie: l’impatto sui mutui delle ultime decisioni della BCEAnche per i mutui a tasso fisso ci sono delle importanti novità. In questo caso, visto che chi ha già sottoscritto il mutuo ha la certezza dell’importo della rata, sono interessati soprattutto coloro che stanno per aprire un mutuo oppure stanno considerando di surrogare il proprio mutuo, già in essere.

L’indice da considerare in questo caso è l’Eurirs, che sommato allo spread applicato dalla banca fornisce il tasso di interesse dei mutui a tasso fisso.

L’Eurirs varia in base alla durata del mutuo (se il mutuo è a 10 anni si considera l’Eurirs 10, se a 20 anni l’Eurirs 20 e così via) ma in tutti i casi è un indice che rappresenta il costo del denaro in un periodo medio lungo, superiore quindi rispetto all’Euribor, ed è legato all’andamento del Bund tedesco.

Draghi ha dichiarato che il Quantitative Easing, ovvero l’acquisto dei titoli governativi da parte della BCE, proseguirà fino a settembre 2018, in misura minore rispetto ad oggi ma superiore a quanto previsto dagli analisti.

Questa decisione dovrebbe avere come effetto il contenimento dei tassi dei Bund e, di conseguenza, dell’Eurirs. L’effetto del Quantitative Easing è infatti quello di ridurre i rendimenti dei titoli governativi (e quindi dei Bund), oltre ovviamente ad aumentarne il prezzo, a seguito dell’incremento della domanda.

Buone notizie quindi anche per i tassi di interesse dei mutui a tasso fisso.

Il mercato come si orienterà? Meglio il tasso fisso o il variabile?

Amici di Mr Banca, ogni volta che parliamo di tassi di interesse dei mutui alla fine si arriva alla domanda di rito: meglio un mutuo a tasso fisso o variabile?

Abbiamo visto che dalle esternazioni di Draghi dovrebbero trarre vantaggio entrambe le tipologie di mutuo. Ricordiamo però che all’istante zero di accensione del mutuo il tasso variabile presenta un vantaggio (circa un punto, in questo periodo) rispetto al fisso: il maggior rischio, insomma, è compensato da un iniziale beneficio.

La tranquillità di un tasso variabile contenuto almeno fino a tutto il 2018 potrebbe quindi dare un impulso a questo tipo di mutui, magari per durate non troppo lunghe. Ma anche il valore contenuto dell’Eurirs potrebbe allungare la finestra temporale di convenienza per passare da un variabile a un fisso, con una surroga, o per aprire un mutuo a tasso fisso.

Non va dimenticato, comunque, che anche la banche potrebbero dire la loro, agendo sugli spread. E non sarebbe una novità.