Economia del benessere: cenni storici – 1° parte

Primo teorema fondamentale

L’economia del benessere è una disciplina dell’economia che ha come obiettivo principale l’elaborazione di strumenti di valutazione utili per poter effettuare delle scelte condivise.

La moderna economia del benessere è riassunta in due teoremi fondamentali che verranno illustrati nel seguito della nostra trattazione.

Economia del benessere

Primo teorema fondamentaleIl primo teorema fondamentale afferma che, fatte salve alcune eccezioni, come le esternalità, i beni pubblici, le economie di scala e le informazioni imperfette, ogni equilibrio che si realizza in un mercato perfettamente concorrenziale è Pareto-efficiente.
Le eccezioni descritte scatenano proprio il fallimento dei mercati, che determinano l’allontanamento dalla condizione di concorrenza perfetta.

Ricordiamo che l’”ottimo paretiano” o “efficienza paretiana” si realizza ogni qual volta che l’allocazione delle risorse è tale da non poter migliorare le condizioni di un soggetto senza peggiorarne le condizioni di un altro in termini di utilità.

Il secondo teorema fondamentale afferma che ogni allocazione Pareto-efficiente si realizza in un’economia di libero scambio a condizione di una corretta distribuzione delle dotazioni iniziali e di una corretta assegnazione dei diritti di proprietà.

Il pensiero alla base di questi teoremi fu stabilito negli anni ’50 dopo la pubblicazione di Arrow-Debreu (1954) a prova dell’esistenza di un equilibrio economico generale.

La paternità del primo teorema fondamentale fu attribuito a Vilfredo Pareto, che prima di tutti iniziò a parlare di economia del benessere nel 1906. Successivamente questo teorema fu accantonato per poi essere ripreso da John R. Hicks  e Nicholas Kaldor nel 1939 fino a diventare il fulcro della “nuova economia del benessere“.

La prima versione informale del primo teorema fondamentale fu invece attribuita ad Adam Smith attraverso la sua “mano invisibile” in grado di guidare le forze di mercato verso il raggiungimento dell’equilibrio.

La storia del secondo teorema fondamentale è un pochino più tortuosa e per questo non è mai stata ben delineata. Gli storici del pensiero economico conoscevano bene il riferimento di John Stuart Mill della distinzione tra le immutabili “leggi della produzione” e le mutabili “leggi della distribuzione” ed erano consapevoli dei frequenti riferimenti nella letteratura del XIX secolo ad un compromesso economico tra equità ed efficienza. Non sono riusciti  però a dimostrare che il secondo teorema fondamentale nacque dai dibattiti sui prezzi marginali avvenuti durante gli anni ’30.

Lo scopo di questo articolo è quello di descrivere la storia dei due teoremi fondamentali della moderna economia del benessere. Questi concetti sono probabilmente chiari a tutti coloro che hanno avuto a che fare con i libri di economia ma siamo certi che una migliore conoscenza della storia potrà aiutare a mettere a fuoco ancor di più questi concetti fondamentali.

Il primo teorema fondamentale

Come tutti gli studenti di economia sanno, il benessere sociale è massimizzato da un’assegnazione di risorse che  incontrano l’ approvazione unanime di tutti gli individui, nel senso che è  impossibile riassegnare input e output in modo da migliorare le condizioni di un individuo senza peggiorare le condizioni di almeno un altro individuo.

Se aggiungiamo a questo concetto la nozione di concorrenza perfetta che descrive un regime economico in cui tutte le imprese sono troppo piccole per poter influenzare il prezzo al quale vendono il loro prodotto, giungiamo facilmente alla formulazione del primo teorema fondamentale. Si tratta infatti di una generalizzazione dello scambio bilaterale, che essendo volontario, ha lo scopo di migliorare il benessere di entrambe le parti. Se tutti gli individui pagano gli stessi prezzi per l’approvvigionamento delle materie prime (assenza di economie di scala) si capisce facilmente che ciò che è vero per due individui vale anche per n individui. Ecco perché la concorrenza perfetta è essenziale per la dimostrazione del primo teorema fondamentale.

La vera storia del primo teorema fondamentale dell’economia del benessere moderno inizia nel 1906, e solo nel 1906 con Pareto.

Primo teorema fondamentale

Questo, tuttavia, non è ciò che ci viene detto  in alcuni  libri di testo o da persone influenti nel mondo dell’economia. L’introduzione di Ross Starr nel testo relativo alla teoria dell’equilibrio generale, afferma categoricamente che il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere, è una traduzione matematica  di ciò che veniva affermato da Adam Smith relativamente alla spinta della mano invisibile che conduce ad un efficiente allocazione delle risorse.  Allo stesso modo,  in un libro di testo utilizzato dagli studenti  di Harvard si afferma ripetutamente che il primo teorema fondamentale è una formalizzazione delle affermazioni di Smith sulla “mano invisibile” del mercato.

la Mano Invisibile è una metafora inventata proprio da Adam Smith volta a rappresentare una forza “naturale” presente nel libero mercato che, attraverso la ricerca egoistica della massimizzazione del interesse del singolo, gioverebbe all’interesse dell’intera comunità permettendo di trasformare i “vizi privati” in “pubbliche virtù”  raggiungendo quindi quello che conosciamo come l’equilibrio economico generale.

In altre parole è la metafora dei meccanismi economici che regolano l’economia di mercato, tale da garantire che il comportamento di tutti i singoli consumatori e imprenditori, volto alla ricerca della massima soddisfazione individuale, conduca in qualche modo alla massimizzazione del benessere dell’intera società.

Questa metafora è qualcosa di molto vicino al primo teorema fondamentale, ma non lo descrive in modo completo e appropriato. Prima di tutto, una presunzione di massimizzazione non è sicuramente un teorema matematico e in secondo luogo,  la libera concorrenza o l’ingresso libero e illimitato nel mercato, è qualcosa di ben lontano dal concetto di concorrenza perfetta senza il quale il principio di impresa non in grado di influenzare il prezzo dei beni perderebbe di significato. Il concetto di concorrenza perfetta fu “inventato” da Cournot nel 1838 che rappresenta l’idea fondamentale e rivoluzionaria del pensiero economico.  Poiché la dimostrazione del primo teorema fondamentale richiede assolutamente il concetto di concorrenza perfetta, il pensiero che Adam Smith abbia in qualche “inventato” una versione primitiva del primo teorema è quindi un’invenzione puramente storica.

E’ vero che Adam Smith credeva nella competizione, ma la sua idea di competizione era comportamentale, non dipendente dal numero di imprese presenti in un mercato come poi affermato da Cournot.

Sebbene il primo teorema non possa essere trovato in “The Wealth of Nations”, ciò che si può trovare è invece la nozione trasmessa dal primo teorema sul fatto che la concorrenza promuova “la ricchezza delle nazioni”, quindi la crescita del reddito nazionale che si traduce nel miglioramento materiale dello standard di vita di tutti i suoi membri, inclusi quelli più poveri.

Da quanto detto è facilmente intuibile quanto la concorrenza perfetta sia pervasiva nell’ambito della teoria dell’equilibrio economico generale in quanto risulta essere l’unica forma di mercato in grado di soddisfare simultaneamente le condizioni di efficienza sia nello scambio che nella produzione.

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