Economia del benessere: cenni storici -2° parte

economia del benessere

Il secondo teorema fondamentale

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Il secondo teorema fondamentale ci dice che modificando opportunamente le dotazioni iniziali, attraverso utilizzo dei diversi strumenti per la redistribuzione quali tasse, imposte, sussidi etc…, in un mercato concorrenziale è sempre possibile raggiungere una condizione di Pareto-efficienza.  Attraverso questi strumenti è quindi possibile raggiungere un obiettivo di equità, attraverso ad un’allocazione che corrisponde all’intersezione fra la curva di benessere sociale e quella della frontiera delle possibili utilità.

Il secondo teorema fondamentale è importante perché consente di definire una separazione tra efficienza e distribuzione. Coloro che sostengono l’intervento del governo chiederanno, infatti, politiche di ridistribuzione della ricchezza.

secondo teorema fondamentaleAd esempio, dati i prezzi relativi dei beni, due consumatori si potrebbero trovare inizialmente in un punto non ottimale pur essendo in un punto che si trova sulla retta di bilancio e che ne rispetta perciò il suo vincolo. Il punto dove si trovano i due consumatori  risulta non ottimale in senso paretiano perché entrambi i soggetti hanno la possibilità di migliorare il proprio benessere attraverso gli scambi, fino ad arrivare in un punto su una curva di indifferenza più lontana dall’origine degli assi e quindi migliore in termini di utilità. E’ proprio in questo punto che si verifica un equilibrio concorrenziale che risulta a sua volta essere un ottimo paretiano.

Tutti i dubbi sulla validità del primo teorema fondamentale sono come nulla in confronto ai dubbi ampiamente sul secondo teorema fondamentale.

Questo teorema è emerso da una discussione sul principio di determinazione del prezzo marginale applicato alle imprese pubbliche, una discussione scaturita da un articolo classico pubblicato da Harold Hotelling (1938), secondo il quale le deficienze dei “monopoli naturali”, devono essere superate da quelle che  sono state definite “imposte forfettarie”, cioè imposte che non influenzano il comportamento degli agenti economici.

In altre parole, la somma forfettaria dei trasferimenti sono una modalità di ridistribuzione iniziale delle risorse che lascia inalterata l’efficienza economica. Tutti coloro che hanno scritto di economia del benessere, respingono il secondo teorema fondamentale per il fatto che l’applicazione di una tassa forfettaria nella realtà non corrisponde ad una effettiva redistribuzione del reddito, al contrario di una tassa basata sulle caratteristiche osservabile da un’autorità fiscale o su incentivi volti ad evitare dichiarazioni false.

Le “inevitabili” tasse forfettarie  potrebbero, inoltre, essere imposte a caso, ad esempio ad individui il cui cognome inizia con una vocale. E’ chiaro che tali tasse sarebbero però politicamente insostenibili. L’economista William Jack Baumol arriva a definire il secondo teorema fondamentale una “fiaba” che deve essere sfatata.

secondo teorema fondamentaleTutto parte dal presupposto che i trasferimenti forfettari non sono solo difficili da applicare ma in realtà impossibili da implementare, perché sono tenuti a correggere le conseguenze di distribuzioni discutibili derivanti da un modello inefficiente di allocazione delle risorse. A questi teoremi definiti appunto “fondamentali” sono dedicate decine di pagine di centinaia di libri di economia, dopotutto sono fondamentali, ma allo stesso tempo agli studenti viene fatto presente che non sono applicabili nel mondo reale. Considerate, in primo luogo, l’enorme importanza che alcuni teorici e studiosi dell’equilibrio generale attribuiscono a ciò che Baumol ha definito come una “fiaba”.

Il secondo teorema fondamentale rappresenta una significativa difesa del meccanismo di allocazione delle risorse del mercato,  Starr (1997, 151) ci dice infatti:

“È la base della prescrizione comune sulla finanza pubblica ,qualsiasi distribuzione ottimale delle risorse  può essere raggiunta usando il meccanismo naturale del mercato e le imposte forfettarie (corrispondenti alla ridistribuzione di dotazioni iniziali )”.

Su questa base, l’intervento delle autorità pubbliche sul mercato attraverso la fornitura diretta di servizi (alloggio, istruzione, medicina cura, cura dei bambini, ecc.) è una via di fuga non necessaria. La ridistribuzione delle entrate delle autorità pubbliche dovrebbe essere sufficiente per ottenere la “riallocazione” desiderata del benessere pur mantenendo la disciplina di mercato per una efficiente assegnazione.

Come detto in precedenza il secondo teorema fondamentale viene preso come un punto di riferimento su molti libri di testo. La domanda che oggi ci poniamo è la seguente:

Come può qualcosa che è così chiaramente poco pratico essere considerato un utile punto di riferimento?

In realtà non potrebbe ma sicuramente ci deve essere qualche altra ragione per chi afferma che i teoremi matematici sono validi ma al contempo negando la loro applicazione pratica.

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