Facebook potrà riconquistare la fiducia del mondo?

Facebook

Queste ultime due settimane devono essere sembrate lunghe come decenni per i vertici della società il cui nome oggi è spesso utilizzato come sinonimo di social network: Facebook. Dal momento in cui lo scandalo sulla privacy di Cambridge Analytica è scoppiato a metà marzo, il più grande social network al mondo ha perso oltre 80 miliardi di dollari di capitalizzazione, con il titolo che ha lasciato sul terreno complessivamente il 18% del suo valore. Si stimano in circa 14 miliardi di dollari le perdite nella ricchezza personale del suo ideatore e amministratore (CEO), Mark Zuckerberg.

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Una valanga che è cresciuta nei giorni con l’emergere dei dettagli dell’impeachment e la corsa alla vendita delle azioni di Facebook da parte degli investitori. Un crescente gruppo di aziende ha deciso di fermare i propri investimenti in pubblicità sul Social Network. Il CEO di Tesla, Elon Musk, insieme a celebrità come Cher e Will Ferrell, si sono unite al movimento #DeleteFacebook decidendo di cessare in modo irreversibile i propri account. Quasi 175.000 persone hanno firmato una petizione di Change.org che chiede a Facebook di proteggere meglio i propri dati e di essere più trasparenti.

È probabilmente la più grande crisi di pubbliche relazioni mai affrontata dall’azienda che prima dello scandalo contava nel mondo 1,4 miliardi di utenti attivi giornalieri con una crescita del 14% rispetto all’anno precedente. Il primo social network per utilizzo effettivo su quasi il 91% del territorio mondiale!

La privacy ai tempi dei Social Network

Facebook non è certamente l’unico gigante tecnologico che consente ai professionisti del marketing di raccogliere, estrarre e analizzare i dati dei propri utenti e dei loro amici – conoscenza che nello specifico scandalo sembrerebbe essere stata utilizzata a scopi politici per indirizzare il voto degli elettori. Però a differenza di tutte le altre società quella di Menlo Park, in California, sta subendo il maggior peso della rabbia del pubblico che ha visto tradito il proprio rapporto di fiducia anche dal parallelo aggravarsi della tematica relativa alle false notizie.

Facebook il gigante

Vista l’importanza di quanto accaduto le agenzie federali statunitensi hanno deciso di vederci chiaro sull’accaduto e, per questo motivo, l’amministratore (CEO) del gigante dei social network, Mark Zuckerberg, si recherà davanti al Congresso americano il prossimo 11 aprile ed affronterà approfonditamente la tematica relativa all’utilizzo dei dati personali degli utenti da parte della società.

Quanto accaduto dimostra chiaramente che il social network dovrebbe dotare i propri utenti di molti più strumenti per proteggere i dati personali e riflettere più profondamente sui diversi modi in cui la sua piattaforma potrebbe essere sfruttata. Lo stile di gestione di Mark Zuckerberg è quello di prendere personalmente molte (se non tutte) decisioni sulle scelte che in qualche modo influenzeranno l’esperienza utente. E molti oggi si chiedono se tale modello “totalitario” non sia anche il limite della società stessa. Perché non seguire l’esempio positivo di società che come Facebook hanno scelto ad un certo punto di “evolversi” indipendentemente dai propri fondatori affidandosi ai consigli che potrebbero arrivare da figure esterne, con una visione innovativa rispetto alla precedente e con un livello di competenza elevato? Perché non seguire la stessa strada virtuosa percorsa, per esempio, da Microsoft che nel tempo ha deciso di “sganciarsi” dal suo fondatore storico Bill Gates?

Cosa è andato storto con Cambridge Analytica

Nel 2013 un ricercatore universitario, Aleksandr Kogan, ha raccolto tramite una App i dati da 270.000 utenti che hanno scelto di fare un quiz sulla personalità. Al tempo, Facebook consentiva a terzi di raccogliere informazioni sugli utenti e sui loro amici. Pertanto, il ricercatore è stato in grado di ottenere dati su milioni di utenti di Facebook senza dover chiedere il permesso. Questa politica è stata poi definitivamente bloccata da Facebook nel 2014. Un anno dopo il ricercatore ha condiviso i dati con la Cambridge Analytica, una società di marketing target britannica, assunta da diverse figure politiche di primo piana ed, in particolare, dalla campagna presidenziale di Donald Trump. Il dato di conoscenza degli utenti sarebbe stato utilizzato per migliorare e rendere più efficaci i messaggi politici rivolti a loro … una campagna politica che in gergo tecnico si potrebbe definire data driven (guidata dal dato di conoscenza dell’utente).

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Facebook ha affermato di aver richiesto che sia il ricercatore che Cambridge Analytica certificassero la completa cancellazione dei dati non autorizzati. Un’attività che Facebook ha dichiarato esser stata effettuata dalle società coinvolte nello scandalo ma che, secondo i giornalisti, non è mai stata neanche iniziata. In virtù di queste ultime controverse posizioni, Facebook ha da poco affermato che Cambridge Analytica ha accettato di essere sottoposta ad audit per verificare la corretta applicazione della cancellazione dei dati non autorizzati.

Facebook, da parte sua, ha immediatamente introdotto sulla sua piattaforma nuovi controlli di irrobustimento sui dati: ora, gli amici degli utenti devono autorizzare terze parti a raccogliere le loro informazioni. Gli sviluppatori devono inoltre ottenere il permesso di Facebook prima che possano chiedere agli utenti informazioni sensibili. La scorsa settimana, i dirigenti di Facebook hanno incontrato i giornalisti e si sono impegnati a proteggere l’integrità dei dati, in particolare quelli relativi alle elezioni. La società ha descritto una serie di miglioramenti per combattere meglio le interferenze straniere, rimuovere account falsi, aumentare la trasparenza degli annunci e ostacolare la diffusione di notizie false.

Mark ci sta mettendo la faccia

MZ Facebook«Un grande errore», «è un mio errore». Mark Zuckerberg si scusa nuovamente per lo scandalo Cambridge Analytica in una recente conference call. Il fondatore del social media ha detto che non basta che Facebook creda ai creatori di app quando sostengono che rispettano le norme. Facebook, ha aggiunto, deve assicurarsi che lo facciano!

«Riusciremo a risolvere i problemi di Facebook, ma ci vorranno un pò di anni», aveva anche dichiarato in una intervista rilasciata a Vox. «Mi piacerebbe poter risolvere la questione in tre o sei mesi, ma la realtà è che alcuni di questi problemi richiederanno un periodo di tempo più lungo», aveva spiegato, ricordando che «ci sono almeno 14 mila dipendenti che lavorano giorno e notte su questo, per rendere la piattaforma più sicura e per affrontare in maniera più efficace in futuro problemi come quello dell’interferenza russa nelle elezioni americane. La prime misure sono entrate in vigore oggi, con una serie di restrizioni, dalla piattaforma Instagram alla storia di chiamate e testi, dai gruppi al login Facebook sino all’accesso dei dati a parti terze (data providers e partner categories). Sappiamo che abbiamo altro lavoro da fare» ha ammesso assicurando «che tutte le persone interessate dal caso Analytica saranno informate».

In Italia ci sono 214.134 utenti potenzialmente coinvolti nella vicenda Facebook e Cambridge Analytica. Lo rende noto il social media di Mark Zuckerberg. Il dato si ricava sommando il numero le persone che hanno installato l’App di Aleksandr Kogan -il ricercatore di Cambridge Analytica – e gli amici potenzialmente impattati (214.077).

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