FINAL SHOT – La Corsa alla casa Bianca e l’economia in USA

FINAL SHOT – La Corsa alla casa Bianca e l’economia in USA

La Corsa alla casa Bianca e l’economia in USA

Correva l’anno 1980 quando alla corsa per la casa Bianca c’erano il governatore repubblicano della California Ronald Wilson Reagan e il presidente democratico uscente James Earl (Jimmy) Carter Jr. Il candidato repubblicano veniva, durante la campagna elettorale, etichettato come leggero intellettuale, senza cuore, ala destra e cowboy pericoloso. Tutti si aspettavano una sconfitta netta ed invece ha finito per vincere ben 2 mandati. La sua elezione avvenne in un momento in cui la nazione era alle prese con problemi d’inflazione, alti tassi di disoccupazione e con la crisi degli ostaggi in Iran. R. W. Regan in tale contesto dimostrò di essere non un ulteriore problema ma la soluzione… era necessario un cambiamento politico. Ma veniamo ai giorni d’oggi, la elezioni del 45° presidente degli Stati Uniti vedono opposto al candidato Repubblicano Donald Trump (fortemente criticato) e la democratica Hillary Clinton. Gli attuali sondaggi rilevano ancora un’elezione incerta anche se la favorita sembra essere l’ex segretario di Stato Hillary Clinton.
La corsa presidenziale di quest’anno ha avuto la sua parte di discussioni controverse alle volte al limite dell’imbarazzante, ma è nulla di nuovo per la politica degli Stati Uniti.

In mezzo al rumore politico qual è lo stato attuale dell’economia americana?

Casa BiancaI dati generali non sembrano essere così male, il tasso di disoccupazione registrato nel mese di Settembre è pari al 5% (percentuale nettamente inferiore al dato registrato post-crisi). Anche se il numero di posti di lavoro creati nel mese è stato leggermente al di sotto delle aspettative a 156.000, il mercato globale del lavoro rimane sano.

L’economia statunitense ha creato 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro nel corso dei primi 9 mesi de 2016 secondo quanto riportato da U.S. Bureau of Labor Statistics. La crescita dei salari finalmente sta prendendo quota, si registra, infatti, un aumento del 2,6% annuo.

Il prodotto interno lordo (PIL), dopo aver rallentato nella prima metà dell’anno, ha registrato una forte ripresa. Si prevede una crescita di circa il l’1,6% quest’anno e di circa il 2,3% nel 2017. Le vendite al dettaglio sono in crescita (circa il 2% annuo) e il mercato immobiliare è in costante miglioramento.

Perché questo quadro economico piuttosto positivo sembra essere in contrasto con lo stato d’animo negativo della nazione?

Le probabili cause sono molte. Queste potrebbero includere la lentezza della ripresa economica, gli standard di vita stagnanti, disuguaglianza di ricchezza dopo la recessione del 2008, l’impatto della globalizzazione sulle industrie manifatturiere statunitensi, il cambiamento tecnologico e anche il cambiamento sociale. La maggior parte dei dati statistici riportano una disparità di reddito cresciuta fortemente negli ultimi 30 anni.

La recente ripresa economica ha avuto come effetto un aumento dei redditi dei ricchi (1% della popolazione) del 31,4%, mentre tutti gli altri hanno visto incrementi del reddito pari solo allo 0,4%, secondo quanto riportato dall’economista Emmanuel Saez.

Un rapporto OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) recente ha comunque evidenziato che la disuguaglianza di reddito è in aumento nella maggior parte dei suoi paesi membri. In tale analisi, gli Stati Uniti risultano classificati come la nazione con maggiore disparità tra tutte quelle occidentali e con meno mobilità sociale del Canada o della zona euro.

La mancanza di opportunità e di mobilità sociale potrebbe essere preoccupante per i politici di tutto il mondo. Dovrebbe essere preoccupante soprattutto per il prossimo presidente degli Stati Uniti eletto perché per molti americani, la recessione non sembra essere finita.