Finisce il Quantitative Easing: quale impatto sull’ Euribor?

In questi giorni alcuni osservatori particolarmente attenti stanno ipotizzando una prossima dichiarazione ufficiale da parte della Banca Centrale Europea sulla fine del Quantitative Easing. La notizia non è di poco conto: anche se le previsioni di quest’ultimo periodo sono concordi su una possibile riduzione del programma a partire dal prossimo ottobre 2018, l’ufficialità della notizia potrebbe avere un certo impatto sui mercati e sull’andamento dell’Euribor, con conseguente rincaro delle rate dei mutui a tasso variabile.

Ma andiamo con ordine e vediamo meglio la situazione, come si prospetta in questi giorni

Il Quantitative Easing

Come noto il Quantitative Easing è una politica di sostegno all’economia introdotta dalla BCE nel 2015 e consiste nell’acquisto di titoli di stato da parte della stessa Banca Centrale Europea. Attualmente il volume di titoli di stato acquistati mensilmente è pari a 30 miliardi, con una suddivisione tra i diversi stati in misura pressoché proporzionale al PIL.

Leggi anche: Cos’è il Quantitative Easing

Quantitative Easing e tassi ufficiali della BCE particolarmente bassi contribuiscono a tnere basso (addirittura in terrreno negativo) un importante indicatore che ha un impatto diretto sul bilancio delle famiglie, l’Euribor,al quale sono indicizzatila granparte dei mutui a tasso variabile in Italia.

Allo stato attuale delle previsioni degli analisti,la roadmap neiprossimi mesi dovrebbe essere più o meno questa:

  • Riduzione del Quantitative Easing in autunno 2018
  • Fine del Quantitative Easing nel 2019
  • Aumento graduale dei tassi a partire dalla seconda metà del 2019
  • Termine del mandato di Draghi (una spada di Damocle per l’Italia ed il suo debito pubblico?) ad ottobre 2019

Le indiscrezioni

Il programma di acquisti da parte della BCE è attualmente definito fino al 30 settembre 2018. Una comunicazione in merito è dunque necessaria entro tale data, ed il mercato, fino a qualche giorno fa, riteneva logico che questo sarebbe avvenuto a Francoforte il 26 luglio. La data della conferenza stampa del 19 settembre sarebbe  infatti troppo vicina alla scadenza del 1 ottobre.

Alcuni segnali di questi giorni fanno però intuire che ci sarebbe un’altra possibilità, ovvero una comunicazione potrebbe arrivare già il prossimo 14 giugno a Riga. L’ipotesi quindi di una comunicazione ufficiale sulla fine del Quantitative Easing, e in aggiunta con anticipo rispetto alle previsioni, può essere sufficiente a far salire lEuribor, come anticipo del mercato di un futuro rialzo dei tassi?

In realtà secondo alcuni le motivazioni di questa accelerazione potrebbero essere legate al particolare momento che  l’Europa sta vivendo in questi giorni:

  • da una parte le recenti notizie sull’aumento dell’inflazione in area Euro, uno dei principali obiettivi della politica economica della BCE, unitamente ad un contesto generale di crescita dell’Eurozona.
  • Dall’altra un momento di tregua per le tensioni economico-politiche di Italia e Spagna, che potrebbero riacutizzarsi in un prossimo futuro

Insomma, meglio sfruttare questa congiuntura favorevole per anticipare un messaggio sul Quantitative Easing, evitando il rischio di doverlo fare in modo poco coerente in un momento successivo, quando lo scenario potrebbe essere di nuovo cambiato.

Le previsioni saranno rispettate?

Ci si chiede però se gli analisti abbiano fatto bene i conti con Draghi. Il massimo esponente delle Banca Centrale Europea potrebbe infatti nuovamente sorprendere tutti mostrandosi restio ad accelerare il processo di riduzione delle misure che hanno contribuito a sostenere l’economia dell’area Euro.

Leggi anche: Spread in aumento: rischio per Euribor e tassi dei mutui?

Del resto vanno fatte alcune importanti considerazioni:

  • La crescita dell’economia nell’Eurozona non è così dirompente come sarebbe necessario, e lo stesso Draghi lo ha evidenziato in passato
  • Il dato dell’inflazione caro alla BCE, quello depurato dalle componenti ad alta volatilità, è ancora lontano dall’obiettivo del 2%. Inoltre “una rondine non fa primavera”, ed il dato di maggio dovrà essere confermato nei prossimi mesi
  • La grande variabilità dello spread di questo periodo in Italia dimostra come la speculazione possa muoversi in tempi molto rapidi, e lo scenario politico di alcuni paesi come l’Italia non garantisce la stabilità necessaria nei prossimi mesi

L’impatto sull’Euribor

Infine, anche se dovessero essere confermate le indiscrezioni e ci dovesse essere una dichiarazione già a Riga sulla fine del Quantitative Easing, è da verificare se questo possa effettivamente anticipare l’aumento dell’Euribor, comunque inevitabile a detta di tutti nel medio termine. Infatti, come abbiamo visto, l’ipotetica “roadmap” attuale prevede comunque una riduzione delle misure espansive della BCE e potrebbe quindi, almeno in parte, essere già scontata dal mercato.

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