Google e Mastercard: c’è l’accordo!

La collaborazione tra Google e Mastercard

Google usa in segreto i dati che gli fornisce Mastercard per riuscire a sapere cosa gli utenti comprano quando sono offline. Questa la clamorosa notizia che giunge nelle ultime ore da oltre oceano, una collaborazione tra Google e Mastercard per rendere concreta una correlazione tra pubblicità on line e acquisti fatti nei negozi. Per il momento l’esperimento pare sia stato fatto solo nel mercato degli Stati Uniti.

Durante l’ultimo anno Google si è concentrata sul comprendere e capire nello specifico come la pubblicità effettuata on line, dove lei è regina incontrastata, vada ad influenzare gli acquisti offline, quelli effettuati materialmente nei negozi. Per farlo ha utilizzato l’incredibile mole di dati messa a disposizione da Mastercard, colosso dei servizi finanziari in tutto il mondo, dopo una estenuante trattativa durata circa 4 anni, secondo le indiscrezioni catturate da Bloomberg.

La cosa grave secondo noi è che la collaborazione non è mai stata resa pubblica, anche se limitata come detto al solo territorio statunitense per quel che ne sappiamo. Nessuna delle due aziende ha infatti comunicato ai propri clienti che gli acquisti effettuati mediante pagamento su carta di credito venivano monitorati e correlati agli annunci pubblicitari visibili on line. L’unica conferma che trapela dalle stanze segrete in cui operano Google e Mastercard è quella che i dati sono stati resi segreti ed anonimi.

La cifra sborsata da Google per ottenere questa sorta di partnership non è nota, i ben informati parlano comunque di “milioni di dollari”.

Senza dubbio da parte di Google in questa operazione c’è stata una curiosità dal punto di vista commerciale decisamente sfacciata che ha portato come risultato anche una sovrabbondanza di dati, causando quasi una bulimia di informazioni. Tutta questa operazione, in cui senza dubbio Google ha affilato le proprie armi per essere sempre più padrona del mercato, è volta a dimostrare agli inserzionisti come anche gli investimenti fatti nella pubblicità on line portino riscontri anche negli acquisti tradizionali.

Altra curiosità non di poco conto è che BigG abbia fornito ai propri clienti gli spostamenti degli utenti attraverso la cronologia delle proprie posizioni, senza però riuscire a stabilire una connessione chiara tra la posizione e gli acquisti eventualmente effettuati. Senza dubbio bisogna dare merito a Google che questo tipo di operazione, anche se condotta in modo non del tutto chiaro, va a provare a creare una connessione tra le visione delle pubblicità on line e l’acquisto di prodotti offline che sono assolutamente legate alla realtà e che non sporadici.

Come è possibile difendersi dalle incursioni di Google?

E’ possibile disabilitare le opzioni attività e web app che danno la possibilità a Google di “seguirci” ovunque andiamo. Una ulteriore conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, arriva dall’Università di Princeton ed è altrettanto evidente che i dispositivi mobili, soprattutto quelli che usufruiscono del sistema operativo Android, mettono praticamente su un piatto d’argento i nostri dati a disposizione di chi ne voglia usufruire.

Google nella risposta ufficiale fatta pervenire agli organi di informazione, specifica come abbiano sviluppato una tecnologia di crittografia in doppio cieco che impedisce sia a Google stesso che ai propri partner commerciali di accedere a qualsiasi altro tipo di informazione che identifichi nello specifico gli utenti. Inoltre né Google né i suoi partner possono avere accesso alle informazioni sulle carte di credito e le carte di debito degli utenti.

Secondo Google quindi non vi è nessuna violazione della privacy nel sapere cosa mettiamo nel carrello della spesa poiché le uniche informazioni visibili sono il nome del negozio in cui è stato effettuato l’acquisto e l’importo della somma sborsata. Tutto questo va ad incrementare il valore dello Store Sales Measurement, fiore all’occhiello di Google, che offre ai propri inserzionisti la possibilità di verificare gli acquisti degli utenti mediante i pagamenti elettronici in generale e nello specifico non solo di Mastercard.

E il futuro cosa ci riserva?

Facebook ad inizio agosto ha comunicato una iniziativa simile per conoscere i dati bancari dei propri utenti per offrire nuovi servizi finanziari on line. A gennaio 2018 Google stesso aveva provato ad avere i dati clinici e sanitari direttamente da ospedali e cliniche.

Di certo i governi dovranno trovare presto nuove soluzioni e rimanere al passo delle grandi multinazionali per garantire la nostra privacy.