Google oscura il Bitcoin

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I colossi della pubblicità online oscurano il Bitcoin

Il valore del Bitcoin è sceso di circa l’11% in 24 ore in seguito alla notizia che Google, il più grande fornitore di pubblicità online al mondo, ha deciso di bandire la pubblicità sulle criptovalute, sulle opzioni binarie e sui contratti per differenza (CFD) a partire da giugno prossimo. Una mossa che emula la strada intrapresa anche da Facebook, il secondo più grande fornitore di annunci online, che scelse a gennaio di vietare le pubblicità sulle criptovalute.

Alle 22:30 del 14 marzo il Bitcoin ha toccato il valore minimo negli ultimi 30 giorni di 8.020 dollari arrivandoci dall’alto degli 11.649 dollari del 5 marzo alle 16:00 (-32%!) seguendo un percorso in pieno stile montagne russe e mettendo a dura prova le coronarie dei tanti investitori che hanno scommesso sull’ennesima risalita dell’imperatore delle criptovalute.

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rumors che giravano già dalla scorsa settimana e, a seguire, l’annuncio ufficiale del 14 marzo da parte del gigante di Internet, Google, sono sicuramente stati il propulsore più importante per questa spinta verso il basso del valore del Bitcoin.

In pochi potevano immaginare un crollo cosi superiore al 12% che si materializzò quando la medesima scelta fu presa da Facebook a fine gennaio.

Il gigante dei social media decise di vietare le pubblicità di criptovalute, di opzioni binarie e delle ICO (le Initial Coin Offering) che rappresentano le operazioni con le quali chi mette sul mercato una nuova criptovaluta mette in vendita le singole unità per raccogliere finanziamenti. Facebook li definì «prodotti e servizi finanziari spesso associati a pratiche promozionali fuorvianti o ingannevoli» indipendentemente dal fatto che si tratti di soggetti finanziari che operano nel pieno rispetto delle leggi vigenti.

Del tutto in linea sono state le dichiarazioni di ieri di Scott Spencer, direttore degli annunci pubblicitari sostenibili di Google:

“Non abbiamo una sfera di cristallo per sapere cosa ci riserveranno le criptovalute in futuro, ma abbiamo assistito a sufficienti danni per i consumatori o possibili danni per i consumatori da decidere che è un’area a cui vogliamo avvicinarci con estrema cautela”.

Altri esperti del settore si sono poi espressi con pareri anche molto differenti. Un rappresentante di uno dei più illustri broker ha detto: “Anche se il divieto sta pesando sui prezzi delle valute digitali, la mossa di Google sarà molto utile perché proteggerà i male informati dal prendere decisioni sbagliate e porterà una stabilità sui mercati. Una manovra molto più sensata di quella troppo netta ed ingiusta di operare una stretta sugli scambi di criptovalute.”

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Un esperto di criptovalute ha letto la repressione dei giganti di Internet come un vantaggio per le valute digitali. “È una buona cosa per il settore delle criptovalute perchè Facebook e Google sono sempre stati più un pericolo che una opportunità. Non ci sarà nessun impatto sul prezzo in quanto la perdita di valore è più collegata a paure normative internazionali. In questo momento il mercato è guidato dalla paura di un altro divieto della Cina, che presumibilmente arriverà nelle prossime 24 ore. Non dimentichiamoci che nel recente passato questi momenti di minimo sono stati anche seguiti da importanti volumi di acquisizioni di monete virtuali che hanno permesso un cambio di tendenza molto marcato.”

Goldman Sachs in una nota inviata ai propri clienti ha dichiarato che il Bitcoin potrebbe scendere a livelli ancora più bassi arrivando vicino a quota 6.000 dollari: “Il prossimo livello significativo è sceso tra 7.667 dollari e 7.198. L’eventuale rottura anche di questo supporto potrebbe provocare danni strutturali, aumentando il rischio di nuovi minimi (sotto i 6.000 dollari). A questo punto sarebbe necessario tornare fino oltre quota 9.300 per stabilizzarsi di nuovo”.

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Le discese delle altre criptovalute

Anche le altre principali criptovalute sono in calo, con l’Ethereum, la seconda più importante valuta digitale al mondo per capitalizzazione di mercato, che vale oggi 610,91 dollari segnando un crollo del 18% in 7 giorni. Il Ripple, la terza principale valuta virtuale, vale oggi 0,685 dollari crollando del 18% in una settimana; il Litecoin si attesta a 160,90 dollari, con un tonfo del 12% in una settimana. L’unica criptovaluta con un segno positivo nell’ultima settimana (+39%) è il NEM che oggi vale 0,408 dollari.

La maglia nera tra le criptovalute spetta a NEO che ha perso in 7 giorni circa il 28,31% del valore arrivando a 71,6 dollari.

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La prossima tappa: il G20

g20Intanto, l’attenzione dei trader è rivolta al summit del G20 che si terrà la prossima settimana in Argentina, durante il quale si prevede che i banchieri centrali e i leader discutano delle criptovalute. I partecipanti discuteranno del ruolo delle valute digitali nel riciclaggio di denaro e del potenziale della stabilità finanziaria. I regolatori in tutto il mondo proveranno a trovare la strada maestra per regolamentare le valute virtuali, man mano che queste guadagnano popolarità e diventano sempre più volatili.

Il Giappone sarà in prima linea su questi temi e richiederà l’introduzione di una regolamentazione unificata intesa a prevenire schemi di riciclaggio di denaro e a proteggere i risparmi dei clienti. La Cina, nel frattempo, sta lavorando al proprio sviluppo della tecnologia blockchain anche se è uno dei principali mercati Bitcoin che ha adottato misure normative con il criptaggio. Le buone notizie arrivano dai regolatori della Corea del Sud, che hanno cambiato idea sugli ICO. Le offerte iniziali di monete potrebbero presto diventare nuovamente disponibili nel paese, anche se saranno regolamentate questa volta.

Infine, la Commissione europea ha grandi notizie per i minatori. Non ci sono basi legali per bloccare l’estrazione di criptovalute, nonostante le recenti preoccupazioni sull’aumento del consumo di elettricità causato dai minatori.

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