I paradisi fiscali

Ormai da anni è di attualità in sede politica ed economica la ricerca di un sistema per evitare sempre di più che le multinazionali eludano la tassazione dei paesi dove creano profitto per scappare verso i famosi paradisi fiscali. In Italia per esempio sono ormai anni che, nonostante l’alternanza più o meno cadenzata di vari schieramenti politici alla guida del paese, nessuno riesca ad elaborare un valida proposta di detassazione che possa risultare conveniente agli imprenditori per non costringerli a scappare con le valigie piene di soldi per risparmiare sui propri profitti.

Proprio in quest’ambito, analizzando le statistiche del 2015, Thomas Torslov, Ludvig Wier e Gabriel Zucman, grazie alla collaborazione della Berkeley University e dell’Università di Copenaghen, hanno combinato e messo insieme un mole impressionante di dati macroeconomici, attività delle multinazionali e conti pubblici di numerosi paesi del mondo per vedere quale paese risulta più attrattivo dal punto di vista fiscale. Sorprenderà scoprire da questa statistica che i più grandi paradisi fiscali non sono proprio quelli che uno si potrebbe aspettare.

Primo dato che fa capire che giro di denaro ruota intorno a queste pratiche: il 40% dei profitti prodotti dalle multinazionali viene dirottato verso paesi che offrono maggiori vantaggi dal punto di vista della fiscalità. I più addestrati in questa pratica sono le multinazionali statunitensi mentre la perdita di gettito fiscale più corposa riguarda i paesi dell’Unione Europea (con una perdita del 18% circa) e dei Paesi in via di sviluppo. Per rendere ancora più chiara l’idea basti pensare che nel solo 2015 dagli Stati Uniti sono volati via verso i paradisi fiscali circa

142 miliardi di dollari e dall’Italia all’incirca 23 miliardi di dollari.

A guidare la classifica delle multinazionali che esportano più capitali verso i paradisi fiscali, con oltre 200 miliardi di dollari custoditi in varie banche sparse per il mondo, c’è Apple. Per la multinazionale produttrice tra l’altro degli I-Phone, un primato che può vantare da oltre 3 anni. Sul podio insieme ad Apple, troviamo la casa farmaceutica Pfizer (con circa 193 miliardi in vari paradisi fiscali) e Microsoft (con circa 124 miliardi di dollari in vari paradisi fiscali). Fuori dal podio clamorosamente un’altra società molto famosa per i propri capitali off-shore: la General Electric con 104 miliardi di dollari in vari paradisi fiscali. In classifica troviamo anche altri marchi famosi come Ibm, Alphabet (società che controlla Google), Intel, Oracle ed anche Pepsi e Coca Cola.

Dove viene dirottata questa enorme quantità di denaro? Quali sono ad oggi i paesi che offrono maggiori vantaggi dal punto di vista del risparmio fiscale? Stranamente a guidare la classifica non ci sono ne le isole Cayman ne qualche isola caraibica sperduta. Il Paese che attrae infatti la maggior parte dei capitali che le multinazionali disperdono per il mondo è l’Irlanda. Questo Paese infatti offre innumerevoli agevolazioni alle multinazionali che decidono di portare li i propri capitali, una su tutte una corporate tax al 12,5%. Sono circa 106 i miliardi portati in Irlanda da varie multinazionali secondo la già citata ricerca nel solo anno 2015.

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