I Piani Individuali di Risparmio (PIR)

Il nuovo strumento di risparmio, creato per convogliare risorse verso la PMI italiana

Tax free
I PIR sono veramente la nuova frontiera del risparmio?

I PIR rappresentano la grande novità per l’anno 2017 per il risparmio in Italia (all’estero erano già presenti da anni in Francia, Stati Uniti, Giappone e Regno Unito), dove hanno fatto il loro debutto introdotti grazie all’ultima legge di bilancio (legge 232/16 approvata dal governo Renzi). I Piani individuali di risparmio (appunto PIR) sono una nuova forma di investimento a medio lungo termine con un arco temporale di almeno 5 anni, marcatamente studiata per far arrivare i risparmi di tutte le famiglie direttamente verso le piccole e medie imprese. L’investimento viene gestito e proposto dalle società di gestione del risparmio (SGR) attraverso degli strumenti finanziari come obbligazioni, azioni e quote di fondi di investimento su imprese italiane, anche di piccole-medie dimensione, o aziende con stabile organizzazione in Italia.

Il funzionamento dei PIR

Consigli sul risparmioI piani di individuali di risparmio possono essere sottoscritti solo ed esclusivamente da piccoli investitori, persone fisiche (alle persone giuridiche è precluso l’accesso a questa forma di risparmio), con un investimento che prevede un minino annuo di 500 euro fino ad un massimo annuo di 30.000 euro, con un orizzonte temporale di almeno 5 anni e con un importo complessivo massimo pari a 150.000 euro. La composizione del PIR è vincolata per il 70% dell’investimento in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o perlomeno con stabile organizzazione sul territorio italiano, mentre il restante 30% viene investito da strumenti finanziari emessi da società non incluse nel listino FTSE MIB, quindi imprese di piccola o media dimensione. Per quanto riguarda la tipologia di strumenti finanziari includibili all’interno del PIR, il legislatore non ha posto vincoli per cui si possono sottoscrivere obbligazioni, azioni, quote di fondi di investimento, contratti di assicurazioni o di deposito titoli.

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PIR: vantaggi e imposizione fiscale

Per incentivare questa nuova forma di risparmio/investimento, il governo ha previsto un esenzione totale sul capital gain e sui rendimenti (cedole e dividendi), nonché un’esenzione completa sull’imposta di successione in caso di decesso del sottoscrivente il piano.

L’esenzione è prevista solo se il piano viene mantenuto per almeno 5 anni, nel caso di una liquidazione prima dei 5 anni, si sconta l’aliquota del 26% sulle rendite finanziarie maturate. Lo switch tra due piani di risparmio non è concesso, per cui cambiando piano prima dei 5 anni si perdono i vantaggi fiscali e scatta l’imposizione al 26%.

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Costo del Piano Individuale di Risparmio

Il problema più grande dei PIR sono le commissioni legate alla sottoscrizione ed al mantenimento, che in pratica neutralizzano i benefici fiscali, visti i magri rendimenti degli ultimi anni.

Infatti come si vede dalla tabella riepilogativa qui sotto, tutte le società di gestione richiedono una commissione compresa tra lo 0.75% ed il 2,1% che in pratica riduce all’osso il rendimento effettivo del risparmiatore.

Tabella riepilogativa dei principali gestori PIR
Tabella riepilogativa dei principali gestori PIR

Esiste una soluzione prevista dalla legge, ovvero aprire un conto PIR nel proprio dossier titoli presso la propria banca o intermediario che detiene i nostri investimenti. Tuttavia al momento questa opzione pare molto difficile da applicarsi vista la ritrosia del sistema bancario a rinunciare alle commissioni di fondi e PIR. Infatti sono nati dei fondi ed altri strumenti finanziari, con caratteristiche compatibili, che offrono la possibilità di beneficiare della tassazione agevolata dei piani individuali di risparmio. Purtroppo al momento questi strumenti, dovranno attendere la creazione da parte dei loro intermediari, di appositi Depositi Titoli PIR, capaci di gestire le relative procedure fiscali.

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