Il petrolio potrebbe scendere? Ecco perché…

Il petrolio potrebbe scendere? Ecco perché...

Dopo una fase in cui ha costantemente fatto registrare rialzi, il prezzo del petrolio potrebbe finalmente tornare a scendere? Andiamo ad analizzare passo per passo i motivi che portano a questa ipotesi ed anche i fattori che più in generale vanno ad influenzare le quotazioni dell’oro nero.

«Troppo furbo per non essere sincero, ma è davvero oro nero»

Il petrolio potrebbe scendere? Ecco perché...Le forti fiammate messe a segno negli ultimi giorni si sono alternate a dei momenti in cui l’oro nero ha segnato il passo, addirittura in alcuni intervalli di tempo invertendo la rotta. Diversi elementi hanno contribuito all’oscillazione altalenante delle quotazioni e tra queste non possiamo di certo non annoverare la recente crisi che ha colpito i rapporti tra Stati Uniti ed Iran. Un clima decisamente infuocato tra Washington e Teheran che ha visto come suo culmine il ritiro da parte del paese a stelle e strisce dall’accordo sul nucleare firmato con la controparte mediorientale. Naturalmente la reazione del mercato del petrolio non si è fatta attendere e il prezzo del barile di greggio a schizzato ai massimi storici fatti registrare nel 2014, con una corsa al rialzo davvero repentina, già prima che arrivasse l’ufficialità della decisione dell’establishment di Trump. Negli ultimi giorni però si è intravisto qualche spiraglio di tendenza al ribasso anche grazie ai dati che sono arrivati dagli Stati Uniti. Al culmine della crisi derivata dalla decisione del Presidente degli Stati Uniti, unita alla paura del mercato internazionale di una riduzione della materia prima disponibile sul mercato, i due indici legati al petrolio, Brent e Wti, si sono attestati sopra la soglia dei 70 dollari al barile, vicinissimi come prima accennato ai dati del 2014.

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Non solo tensioni internazionali

Il petrolio scende: ecco perchéGreg McKenna, chief market strategist di AxiTrader, aveva dichiarato come secondo le previsioni quasi un milione di barili di petrolio sarebbero venuti meno con la crisi tra Stati Uniti ed Iran. Non solo però le tensioni internazionali tra Usa ed Iran hanno influenzato le oscillazioni di questi giorni del petrolio. Infatti anche le attività relative alle perforazioni degli Stati Uniti hanno certamente condizionato tutto il mercato. Queste, secondo quanto riportato dagli ambienti vicini al governo americano e dagli esperti del settore, sono ancora aumentate andando ad incrementare ancora la produzione di greggio da parte degli Stati Uniti. In questo quadro dobbiamo anche sottolineare come l’output dell’Europa ha tante volte messo in discussione gli sforzi per riequilibrare il mercato. Questi sforzi sono stati concretizzati dall’OPEC nello storico trattato firmato a Vienna nel novembre del 2016.

Non appena i dati relativi alle perforazioni hanno raggiunto il mercato internazionale, andando inevitabilmente ad influenzarlo, le quotazioni del petrolio sono calate anche se questa discesa è stata mitigata dal terzo fattore che proprio sulle quotazioni ha sempre avuto un impatto non indifferente. Il riferimento è al ruolo giocato dalla già citata Opec, acronimo che indica l’organizzazione che raggruppa i paesi esportatori di petrolio, che ha lottato a lungo per far uscire dalla fase di depressione le quotazioni del greggio, durata diversi anni. L’organizzazione ha più volte tranquillizzato gli operatori internazionali ribadendo che anche un eventuale riduzione del petrolio proveniente dall’Iran sarebbe stata tamponata dalla produzione che gli altri paesi riescono ad estrarre. Ovviamente queste dichiarazioni sono riuscite ad arrestare ogni tentativo di discesa del petrolio e a mitigare le oscillazioni più recenti.

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Ma più in generale cosa va ad influenzare il prezzo del greggio sul mercato? Noi abbiamo provato ad individuare 5 punti fondamentali

  • CRISI ECONOMICA – Nel corso dei decenni in genere ogni crisi economica ha portato ad un rialzo del petrolio, con i prezzi del greggio che hanno subito numerose variazioni in base alle varie espansioni e recessioni. La crisi economica infatti in genere porta a prezzi mai raggiunti prima. I prezzi poi vanno in genere riequilibrati dall’inflazione anche se subiscono comunque un rialzo dato sia dalla sempre più scarsa disponibilità di petrolio sia dai sempre crescenti costi di estrazione.
  • CAPACITA’ DI ACCUMULO – L’accumulo di forti quantitativi di petrolio garantisce una immediata disponibilità ed allo stesso tempo ne influenza il prezzo. Ad esempio se le scorte sono poche oppure se non c’è una adeguata offerta, il prezzo del barile subirà una variazione di prezzo al rialzo o al ribasso. Ovviamente i prezzi diminuiscono in genere quando si crea un nuovo stock o accumulo.
  • COSTI ACCESSORI – Se l’economia globale è in una fase di grossa inflazione e il clima in generale è competitivo, anche l’aumento dei costi ad esempio in ambito delle ricerca o della costruzione di nuove raffinerie, produce una variazione nel prezzo del petrolio, in genere al rialzo. Questo perché di fatto tutto ciò che aumentare il rischio e i costi di produzione.
  • DOLLARO – Altro fattore che influenza il costo del petrolio è dato dalla teoria che un dollaro debole possa far cambiare il prezzo. In concreto una variazione della moneta americana potrebbe implicare una diversa strategia governativa, e una maggiore scorta di materia prima, oltre che altri elementi più immediati come l’oscillazione tra domanda e offerta o i costi vivi di produzione.
  • DOMANDA E OFFERTA – Come ogni bene il prezzo del petrolio è determinato dal rapporto tra domanda e offerta. Da una parte c’è un soggetto che propone un determinato prezzo mentre dall’altra un altro soggetto disposto a pagare un determinato prezzo per quel bene. L’incontro di questi due prezzi va a costituire il prezzo del petrolio, al netto degli altri fattori succitati che costringono il mercato internazionale ad una continua ricerca dell’equilibrio tra domanda e offerta.

L’eterno problema delle accise sui carburanti

Ultimo fattore che riguarda più noi in Italia è dato dalle accise sui carburanti, per quel che riguarda il prezzo che ogni automobilista è costretto a pagare alla colonnina del proprio distributore di benzina, con un aumento di circa 72 centesimi di euro per ogni litro versato nel serbatoio della propria automobile. Salvini e Di Maio, in sede di campagna elettorale, avevano promesso politiche di revisione anche in questo ambito mal digerito da tutti i consumatori italiani. Staremo a vedere…

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