Il Telepass per stanare gli evasori

Dopo la recente sentenza della cassazione Il Telepass sta per diventare un prezioso alleato del Fisco. In questa recente pronuncia della corte di Cassazione, viene riconosciuta la possibilità al fisco di iniziare accertamenti fiscali sui contribuenti incrociando i dati dei loro passaggi nei caselli autostradali.

Nel mirino ci sono i professionisti e le piccole imprese. Per ora, le verifiche che l’agenzia delle entrate, ha programmato su studi professionali e piccole imprese si aggirano intorno alle 140 mila, per assestarsi a 150 mila nel 2019 e 160 mila nel 2020. Tutto questo dopo che la Corte dei Conti aveva evidenziato un calo degli accertamenti nel 2016 (100 mila controlli effettuati), risaliti l’anno scorso a 142 mila.

Gli indicatori

Con questo nuovo strumento, il Fisco punta ad invertire la tendenza perché negli ultimi anni la Corte dei Conti ha rilevato un calo della maggiore imposta accertata per circa 10 miliardi nel 2015 e di 6,8 nell’anno 2016. Gli studi di settore sembrano ormai segnare il passo (era programmata la loro dismissione quest’anno), infatti, il rischio di subire un accertamento attraverso gli Studi di Settore, per esempio per uno studio medico, nel triennio dal 2013 al 2016 è sceso allo 0,8 % partendo già da un 1,6%, mentre per altre categorie come per esempio avvocati e i consulenti del lavoro la percentuale è ancora più bassa.

Agenzia delle Entrate

Per cercare di ricostruire gli importi non dichiarati al fisco, le strategie di controllo adottate dalla pubblica amministrazione prendono spunto da indizi più o meno probanti: dal consumo della carta, agli acquisti di cancelleria fino all’agenda degli appuntamenti. Proprio la recente sentenza della Corte di Cassazione, favorisce questo trend, l’utilizzo dei viaggi autostradali registrati dal Telepass è l’ultimo indicatore, che ha fatto rilevare movimento incompatibili con il giro d’affari dichiarato.  Un ulteriore indicatore monitorato dall’agenzia delle entrate sono le prestazioni gratuite svolte dai professionisti attraverso dichiarazioni di non aver “nulla a pretendere” o “rinunce al compenso” consegnate alla clientela.

Cambia la lotta all’evasione: come e dove colpisce il Fisco

I dati del Ministero delle Finanze mostrano una ulteriore rappresentazione della situazione economica italiana, dove i professionisti superano le altre tipologie di contribuenti (tipo soggetti operanti nel commercio, nel settore manifatturiero o nei servizi). Infatti proprio tra i professionisti, la percentuale di coloro che non si adeguano agli studi di settore e che dichiarano un imponibile al di sotto dei 30 mila euro sono appena il 19% mentre negli altri settori tale percentuale sale fino ad oltre il 30%. Lo scarto risulta ancora più evidente anche per i contribuenti che dichiarano oltre 30 mila euro annui, i professionisti che non si adegua è intorno al 10% mentre la percentuale è doppia negli altri settori.

Quindi l’emerita corte ha dunque aperto le porte all’uso dei dati in autostrada per utilizzarli contro i contribuenti, ed emanare nei loro confronti un accertamento, collegando chi dichiara un redditi bassi ed eccessivi viaggi in autostrada. In questa situazione però toccherà quindi al contribuente dimostrare se tali viaggio sono riconducibili ad una effettiva attività lavorativa, rispetto ad un utilizzo “personale” per viaggi e vacanze. Proprio in questo secondo caso, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare tali spese eccessive reputandole non congrue per il reddito dichiarato.

leggi anche Evasione fiscale : le regole per i trasferimenti di denaro e le limitazioni all’uso del contante