Il venerdì nero delle criptovalute

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i_want_bicoinsVenerdì 22 dicembre sarà ricordato come il “venerdì nero” delle cripto valute dove in un solo giorno si è visto bruciare circa il 30% dei picchi massimi raggiunti nei giorni precedenti quando la crescita, trainata dall’esordio dei futures in bitcoin, sembrava inarrestabile.

Gli analisti specializzati hanno descritto questo momento del mercato delle criptovalute come una fase F.U.D. (= Fear, Uncertainty e Doubt) dove i sentimenti principali che affliggono questo settore sono la paura, l’incertezza e il dubbio. Il Bitcoin, la regina del comparto, sta svendendo aggressivamente ormai da ore e gli investitori preferiscono incassare prima di Natale. Il sell-off si è diffuso in tutte le altre criptovalute che hanno visto perdite percentuali a due cifre incluse quelle più importanti come: l’Ethereum, il Bitcoin Cash, il Ripple ed il Litecoin.

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Gli analisti più pessimisti hanno disegnato uno scenario catastrofico dove l’eventuale proseguimento della svendita di Bitcoin potrebbe innescare un contagio del mercato e un effetto a catena che potrebbe far bruciare molti soldi portando le criptovalute a prezzi di 2/3 anni fa quando il Bitcoin viaggiava sotto i 400$. Un altra fazione di analisti considerano questa caduta dei prezzi come un evento normale causato dalla volontà di molti investitori di voler incassare l’ingente e veloce profitto degli ultimi giorni. L’ampiezza della caduta del prezzo viene giustificata dall’irrazionalità che ormai caratterizza il mercato delle criptovalute.

Il calo del Bitcoin

Il Bitcoin ha perso il 36,9% del suo valore tra il massimo di 19.877$ del 17 dicembre e il punto di minimo di 12.491$ raggiunto all’ora di pranzo di venerdì 22 dicembre. In sole 24 ore il Bitcoin brucia un quarto della sua capitalizzazione di mercato mandando in fumo 121 miliardi di dollari, ovvero il doppio del valore di una società importante come Tesla.

bitcoin

A contribuire alla discesa del Bitcoin ci sono stati due eventi importanti: l’introduzione dei futures che hanno portato a regole finanziarie più rigide e l’annuncio di uno dei padri fondatori dell’influente sito Bitcoin.com che avrebbe venduto la sua partecipazione in bitcoin.

Questa improvvisa inversione di tendenza del Bitcoin ha sicuramente acceso un campanello di allarme tra gli investitori e riportato all’attenzione di tutti la possibile somiglianza tra il fenomeno delle criptovalute e l’evento storico della bolla dei tulipani del XVII secolo.

La prima bolla speculativa nella storia: La tulipomania olandese

tulipsl’Olanda fu teatro di una delle più straordinarie e drammatiche bolle speculative della storia, legata a un fiore che ancora oggi in memoria di quel periodo (1634- 1637) è conosciuto come “ il fiore che fece impazzire gli uomini”. I tulipani arrivarono in Olanda nel 1562, con un carico giunto da Costantinopoli. L’interesse per questo fiore dalle diverse colorazioni (ne esistono circa 160) divenne una vera e propria mania che negli anni si trasformò in una smodata e insensata ricerca degli esemplari più “rari”. Si consolidò l’idea che questi fiori fossero pregiati e visto l’aumentare del prezzo con il tempo iniziarono gli acquisti in un’ottica speculativa. Sempre più persone cominciarono ad acquistare bulbi per poterli rivendere di lì a poco realizzando cospicui guadagni e sembrerebbe che gran parte della speculazione fosse dovuta a delle vere e proprie opzioni sui tulipani. Infatti, i commercianti compravano i diritti di aumentare le loro giacenze a un prezzo prefissato e i coltivatori, per proteggersi da cadute dei prezzi, pagavano per assicurarsi di poter vendere alla controparte a un certo prezzo. A settembre del 1636 i prezzi iniziarono a salire vertiginosamente. L’andamento rialzista proseguì nei mesi di novembre, dicembre e gennaio raggiungendo valori esorbitanti. Il crollo arrivò nel febbraio del 1637.

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Non è chiaro quale fu la goccia che fece traboccare il vaso ma ad un certo punto la tendenza si inverti. Qualcuno cominciò a sbarazzarsi dei bulbi di tulipano scuotendo le certezze degli altri operatori e di lì a poco in molti furono preda della nevrosi e del panico e diedero inizio a forsennate vendite che trascinarono i prezzi ai minimi. In sole sei settimane i prezzi crollarono del 90%!

il calo più contenuto di Ethereum e Ripple

Rispetto all’entità del crollo del Bitcoin e di tutte le altre criptovalute sembrerebbe che abbiano retto maggiormente la propria quotazione sia il grande rivale Ethereum che una delle ultime arrivate: il Ripple.

Ethereum ha perso “solo” il 29% se si considera il valore massimo di 854,86$ raggiunto il 19 dicembre e quello minimo di 605,89$ raggiunto all’ora di pranzo di venerdì 22 dicembre.

ethereum

Ripple ha visto il calo del 19% del suo valore tra il massimo di 1,12501$ raggiunto il 21 dicembre e il minimo di 0,91$ raggiunto all’ora di pranzo di venerdì 22 dicembre.

ripple

i casi di Bitcoin Cash e Litecoin

Concludiamo questo articolo con l’analisi veloce di quanto successo ad altre due famose criptovalute: il Bitcoin Cash e il Litecoin.

Il Bitcoin Cash ha visto un calo anche superiore al suo fratello maggiore e pari al 38,3% tra il valore massimo di 3.719,7$ raggiunto il 20 dicembre e quello minimo di 2.294,8$ di venerdì 22 dicembre.

bitcoin cash

Infine, Litecoin ha visto un calo del 33,4% del suo valore tra il massimo di 363,23$ del 19 dicembre e il minimo di 241,83$ raggiunto all’ora di pranzo di venerdì 22 dicembre.

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