Investimenti diretti esteri (IDE)

COSA SONO GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI (IDE)?

Gli investimenti diretti esteri (IDE –  in inglese FDI, Foregin Direct Investiment) sono investimenti effettuati da un’impresa o da un individuo in un paese differente da quello nel è insediato il centro principale della loro attività.

L’IDE si verifica, quindi, quando un investitore effettua operazioni finanziarie estere inclusa la costituzione di una nuova società o dell’acquisizione di partecipazioni “durevoli” in una società esistente (partecipazioni di controllo, paritarie o minoritarie).
Gli investimenti diretti esteri, per quanto detto, si distinguono quindi dagli investimenti di portafoglio in cui un investitore si limita ad acquistare azioni di società con sede all’estero.

Gli investimenti diretti esteri sono comunemente realizzati in economie aperte che per loro natura  offrono una forza lavoro qualificata e prospettive di crescita superiori alla media, al contrario di quanto accade per gli investimenti effettuati in economie strettamente regolamentate. Gli investimenti diretti esteri implicano spesso più di un semplice investimento di capitale, possono includere anche disposizioni di gestione o tecnologia. La caratteristica chiave dell’investimento diretto estero si manifesta quindi attraverso un controllo effettivo, o almeno un’influenza sostanziale, sul processo decisionale di un’impresa estera.
La soglia per un investimento diretto estero che stabilisce un interesse di controllo, secondo le linee guida stabilite dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), è una partecipazione al capitale minima del 10% in una società con sede all’estero. Tuttavia, tale definizione è flessibile, in quanto vi sono casi in cui è possibile stabilire un controllo effettivo in un’impresa con meno del 10% delle azioni con diritto di voto della società.
Gli investimenti diretti esteri sono comunemente classificati come orizzontali, verticali o conglomerati.
Un investimento diretto orizzontale si riferisce all’investitore che stabilisce lo stesso tipo di attività commerciale già in essere nel suo paese di origine in un paese straniero. Ad esempio, un fornitore di telefoni cellulari con sede in Italia che apre nuovi negozi in America.

Un investimento verticale è quello in cui attività commerciali diverse ma correlate alla principale attività dell’investitore, sono stabilite o acquisite in un paese straniero. Ad esempio quando un’impresa manifatturiera acquisisce una partecipazione in una società estera che fornisce materie prime o sussidiarie necessarie  per la produzione dei suoi prodotti.

Un investimento diretto estero di tipo “conglomerato” è quello in cui un’azienda o un individuo effettuano un investimento in un’impresa non correlata all’attività esistente nel paese di origine. Poiché questo tipo di investimento comporta l’ingresso in un settore in cui l’investitore non ha precedenti esperienze, spesso assume la forma di una joint venture con una società straniera già operante nel settore.

Gli investimenti diretti esteri e le leggi che li governano possono essere cruciali per la strategia di crescita di un’azienda. Nel 2017, ad esempio, la Apple con sede negli Stati Uniti ha annunciato un investimento di 507.1 milioni di dollari per potenziare il suo lavoro di ricerca e sviluppo in Cina, il terzo più grande mercato di Apple dopo le Americhe e l’Europa. L’investimento annunciato ha confermato la tendenza rialzista del CEO Tim Cook nei confronti del mercato cinese, nonostante il calo del 12% anno delle entrate della Grande Cina di Apple nel trimestre precedente l’annuncio. L’economia cinese è stata alimentata da un afflusso di investimenti diretti esteri destinati alla produzione e ai servizi ad alta tecnologia della nazione, che secondo il Ministero del commercio cinese sono cresciuti del 20,4% su base annua.
Nel frattempo, recentemente la meno pressante regolamentazione degli IDE in India consente ora il 100% di investimenti diretti esteri nella vendita al dettaglio monomarca senza l’approvazione del governo. La semplificazione normativa sembra facilitare il desiderio di Apple di aprire un negozio fisico nel mercato indiano, dove gli iPhone dell’azienda sono stati finora disponibili solo attraverso rivenditori fisici e online di terze parti.

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