I nuovi investimenti nell’Europa colpita dal terrorismo

Attacco terroristico a Berlino, 19 dicembre 2016
19 Dicembre - Berlino: TIR sulla folla al mercato di Natale.

La stagione del terrore…

Ad inizio dicembre l’ISIS, acronimo inglese di “Islamic State of Iraq and Sham” e dove per Sham si intende un insieme di territori che comprende Siria, Palestina, Libano e Giordania, diffonde sul Web un nuovo video proveniente da Raqqa che, per la prima volta nella storia del terrorismo moderno, è sottotitolato in italiano!

Questo ulteriore elemento dimostra come l’ISIS sia una organizzazione terroristica estremamente determinata nel diffondere quanto più possibile i suoi messaggi di odio, nel radicalizzare il maggior numero di fratelli musulmani possibile e nel proseguire con i vili e odiosi attacchi al cuore di tutto l’Occidente e dei suoi ideali.

Il filmato, intitolato “Devi combatterli”, oltre al consueto invito alla Jihad, ovvero alla ‘guerra santa’ contro gli infedeli, mostra un addestratore che spiega, in modo semplice, come uccidere un infedele e come fabbricare un ordigno artigianale.

…e l’Occidente decide di difendersi

Mercato delle armiDall’altra parte della barricata gli stati Occidentali non restano a guardare e muovono risorse crescenti verso l’industria bellica, ovvero, verso l’attività manifatturiera che si occupa della produzione e dello sviluppo di armi, equipaggiamenti e tecnologie militari.

La maggiore frequenza e crudeltà degli attacchi terroristici portati dall’ISIS negli ultimi mesi ha creato il presupposto per lo stanziamento, il 1 dicembre scorso, da parte dell’Europa di 25 milioni di euro per la ricerca dedicata alla difesa comune.

Il primo effetto dovuto a questo spostamento di risorse cosi importanti è stato quello di accendere il dibattito tra gli scienziati del vecchio continente che si dividono equamente tra chi vede positivamente questo impulso alla ricerca bellica e chi, al contrario, ritiene che occorra invece concentrare gli sforzi sulle cause profonde dei conflitti, affrontando i problemi sociali e ambientali. Alcuni scienziati ritengono dannosa la decisione di finanziare la ricerca per la difesa in quanto si distrarranno i fondi necessari a dei settori più strategici per la crescita come quello della ricerca e sviluppo in ambito civile, sul clima e sull’energia.

Il dibattito è in corso ma è un dato di fatto che l’Unione Europea (UE), storicamente pacifista, sta cambiando radicalmente il suo modus operandi decidendo di rafforzare il proprio apparato militare e investendo come mai in precedenza nella ricerca bellica.

L’UE investe nella difesa e nella ricerca bellica
Attentato a Berlino del 19 dicembre
19 Dicembre – Berlino: tir sulla folla nel mercato di Natale.

Il fondo da 25 milioni di euro iniziale farà parte di un fondo europeo ancora più grande dedicato interamente alla difesa dell’Unione Europea, che renderà più efficiente l’innovazione militare e allargherà la base industriale militare. La parte del fondo dedicata alla ricerca coprirà i settori dell’elettronica, dei materiali avanzati, del software crittografato e della robotica.

La Commissione europea, braccio esecutivo dell’UE, ha previsto di investire un totale di 90 milioni di euro per la difesa entro il 2020 per poi passare ad un budget annuale di 500 milioni per gli anni successivi. Tale somma è comunque nettamente inferiore al finanziamento previsto per il programma “Horizon 202o” realizzato dall’UE che distribuirà 80 miliardi di euro in 7 anni per tutti i progetti di ricerca e sviluppo, agli 8,8 miliardi di euro spesi complessivamente nel 2014 dagli Stati membri dell’UE in materia di ricerca per la difesa, e a quello che spendono annualmente gli Stati Uniti e, si suppone, la Cina. Il grafico successivo mostra la % rispetto al Prodotto Interno Lordo (in inglese GDP) spesa annualmente per la difesa militare da parte di USA, Cina e UE

Military metrics

Un altro fattore non trascurabile per la decisione di creare questo fondo Europeo consiste nel fatto che in passato, in ambito europeo, la difesa è stata vista come una questione nazionale piuttosto che da gestire collettivamente. Le recenti difficoltà economiche dei singoli stati hanno prodotto un deciso calo dei finanziamenti dedicati alla ricerca per la difesa pari a circa il 18% tra il 2006 e il 2014 equivalente a circa 1,9 miliardi di euro in meno.

La percezione di una sicurezza internazionale troppo spesso minacciata e la consapevolezza che i terroristi abbiano preso di mira il vecchio continente con un’intensità senza precedenti hanno velocizzato il processo decisionale di creazione del fondo Europeo per la difesa degli stati membri perché, come più volte detto da Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione, “L’Europa non può più permettersi di fare affidamento sulla potenza militare degli altri”.

Le regole per la partecipazione al fondo di ricerca militare sono ancora in discussione ma è già deciso che la ricerca per la difesa sarà a vantaggio dei soli stati membri dell’UE, inclusa la Norvegia, e che la Commissione renderà segreti i principali risultati riservandone lo sfruttamento commerciale ai singoli ministeri nazionali fino a quando l’UE non deciderà di dotarsi di un proprio esercito, intenzione più volte affermata dallo stesso Juncker.

Saranno stimolate ricerche in alcuni campi specifici come i metamateriali, che influenzando il percorso della luce potrebbero nascondere gli oggetti alla vista dei radar, i metodi di stoccaggio dell’energia, le antenne radio flessibili inseribili negli indumenti e prototipi di droni per la sorveglianza marittima.

Nei prossimi anni un “fiume di denaro” sarà dirottato verso l’industria bellica. I mercati premieranno positivamente gli indici economici e le valute dei maggiori produttori di armi, equipaggiamenti e tecnologie militari!

Una “grande” opportunità economica per l’Italia

Elicottero d'attacco leggero AW129 Mangusta
Elicottero d’attacco leggero AW129 Mangusta

L’industria bellica italiana mantiene la sua posizione tra i più grandi venditori di armi del mondo. Nella classifica delle 100 aziende principali stilata dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), centro di ricerca indipendente sui conflitti e sulla sicurezza, il gruppo Leonardo-Finmeccanica è saldamente al nono posto, Fincantieri si conferma al 58°.

L’Italia è al quinto posto tra gli Stati presenti nella top 100, con il 2,9% del fatturato complessivo, dietro a Stati Uniti – che da soli rappresentano oltre il 56% del giro d’affari globale – Russia, Gran Bretagna e Francia.

Il nostro paese è un produttore presente in tutti i principali settori della produzione di armamenti (aerospazio, missili, navi e sottomarini, sistemi di terra, elettronica per tutti gli ambiti) oltre ad avere cooperazioni e filiali in molte zone del mondo.

La principale azienda italiana è il gruppo Leonardo-Finmeccanica, la cui struttura, prima dell’accorpamento di inizio 2016, comprendeva aziende grandi abbastanza da entrare da sole nella top 100. Se Agusta Westland fosse società a sé, coi suoi 2,99 miliardi di dollari di proventi sarebbe al 28° posto, davanti a pesi massimi come la giapponese Mitsubishi Heavy Industries e l’israeliana Elbit Systems. Selex ES e Alenia Aermacchi, con 1,75 miliardi di dollari ciascuna di vendite, sarebbero assieme al 50°.

Cosa aspettarsi sui mercati finanziari

Dal 2015 sulla scena della sicurezza europea ha fatto il suo ingresso in modo dirompente l’emergenza terrorismo. La conseguente percezione di rischio e di instabilità ha contribuito a trainare le spese dei singoli stati nella ricerca, produzione ed acquisto di armi. In tutti gli stati sono stati avviati ampi programmi di modernizzazione degli arsenali nazionali e sono progressivamente aumentati i sostegni, anche solo attraverso l’export di armamenti, agli alleati impegnati in conflitti ritenuti critici sul fronte del terrorismo.

Tutto questo ha provocato dei reali benefici all’economia dei principali player dell’industria bellica inclusa l’Italia. Secondo il ministero della Difesa italiano le autorizzazioni definitive all’esportazione nel 2015 sono cresciute del 200% rispetto al 2014, con un valore complessivo che supera gli 8,2 miliardi di euro. Aerei, elicotteri, fregate, radar e strumenti per la guerra elettronica, ma anche armi da fuoco, di cui l’industria italiana è uno dei leader mondiali.

Nell’ultima classifica stilata dal centro di ricerca svizzero Small Arms Survey siamo secondi solo agli Usa per esportazioni di revolver, pistole, fucili da caccia e da guerra, armi da fuoco in dotazione agli eserciti e munizioni corrispondenti, con un giro d’affari vicino ai 544 milioni di euro.

MrBanca.com consiglia di monitorare con attenzione gli effetti che immaginiamo positivi sui mercati finanziari incluso il Forex delle coppie di valuta. Queste tematiche porteranno sicuramente a rafforzare il dollaro americano ma anche l’euro e la sterlina inglese.

MrBanca.com ti consiglia di monitorare con attenzione gli indici finanziari e le valute dei principali paesi produttori di armi come Stati Uniti, Italia, Russia, Gran Bretagna e Francia. Le strategie antiterrorismo in ogni caso andranno a rafforzare il dollaro americano, l’euro e la sterlina inglese.

Ipse dixit: “I mercati non conoscono più la notte. Sono il giorno perpetuo. Milano apre alle nove, Wall Street alle quindici e trenta, Sidney alle ventitre, Tokyo all’una, Shanghai alle quattro del mattino. L’alternanza del giorno e della notte è sostituita dall’alternanza del rosso e del verde.” (Fragmentarius)