La fiammata di Draghi del 26 ottobre: quali impatti nel medio termine?

La fiammata di Draghi del 26 ottobre: quali impatti nel medio termine?

Draghi e il prolungamento del Quantitative Easing – tutto previsto? Oppure qualche segnale è leggermente diverso dalle attese?

A queste e ad altre domande cercheremo di rispondere, per avere un quadro esaustivo della situazione ed ipotizzare gli scenari di medio termine.

Le previsioni sono state rispettate?

Ogni volta che la BCE si pronuncia su temi come tassi di interesse, quantitative easing e inflazione i mercati sono molto attenti perché gli impatti possono essere significativi sotto vari punti di vista.

In genere si hanno già delle anticipazioni e raramente ci sono sorprese, l’attenzione è quindi spesso rivolta alla quantificazione delle misure che vengono prese dalla BCE. Ed anche in questo caso, con le esternazioni di Draghi di fine ottobre, è andata così.

Tutti si attendevano un rallentamento del Quantitative Easing, e così è stato. Tuttavia non tutto era scontato, e qualche dettaglio non proprio previsto da tutti è stato registrato.

Il quadro complessivo

Il Quantitative Easing, lo strumento che consente alla BCE di acquistare i titoli di stato sui mercati, è stato prolungato, ufficialmente, fino a settembre 2018.

Questo vuol dire sostanzialmente due cose, come in parte risulta dalle parole dello stesso Draghi:

  • L’economia europea è in fase di ripresa, anche se non dirompente;
  • Il tasso di inflazione non è ancora quello ottimale;
  • L’Euro ha rallentato la sua corsa sul dollaro.

Infatti, come sappiamo, il Quantitative Easing è uno strumento di politica monetaria espansiva non convenzionale. Tra i suoi effetti, in particolare, dovrebbe esserci un aumento dell’inflazione, peraltro il motivo principale per il quale era stato a suo tempo introdotto dalla BCE. Se l’obiettivo di crescita dell’inflazione fosse stato pienamente raggiunto molto probabilmente non sarebbe stato prolungato il Quantitative Easing fino a quasi tutto il prossimo anno.

Del resto, una delle principali cautele nel porre fine a questo strumento era l’impatto sull’euro. Fino a qualche mese fa preoccupava infatti il suo apprezzamento sul dollaro, che sarebbe incrementato con il venir meno del Quantitative Easing. Mettere quindi una data “certa” (le virgolette sono d’obbligo, in questo caso) fa capire come questo problema sia in parte meno pressante, considerate anche le ultime vicende sui mercati valutari. Il cambio euro/dollaro resta comunque sempre un punto di attenzione per le politiche della BCE.

Leggi anche: Le tre regole base per il trading sul Forex

Markets.com

TRADING TOOLS +
CONTO PRATICA GRATUITO

Voto: 8.9/10
INFORMATIRICHIEDI

Alcuni dettagli hanno sorpreso i mercati

Non tutto però è andato secondo le previsioni. Essenzialmente sono due le novità rispetto a quanto atteso:

  • Intanto le somme messe sul piatto dalla BCE: 30 miliardi al mese, rispetto ai 60 attualmente previsti. Le stime dei più ottimisti (o pessimisti, a seconda della faccia della medaglia che si vuole guardare) erano comunque più basse;
  • La promessa di Draghi che i tassi di interesse non risaliranno prima della fine del 2018.

In pratica, per l’ennesima volta Draghi ha superato le previsioni dei “bene informati”, con una politica monetaria di supporto superiore alle attese: gli impatti sul rapporto euro/dollaro e sulle borse nei giorni immediatamente successivi al 26 ottobre lo confermano.

Le conseguenze

Ormai le conseguenze di questo genere di decisioni sono note:

  • Innanzitutto, come abbiamo detto, supporto alla crescita dell’inflazione, essendoci di fatto immissione di liquidità;
  • Sostegno al valore dei titoli oggetto del Quantitative Easing: come si può facilmente immaginare, per questi titoli si determina di fatto un aumento della domanda, con aumento quindi del prezzo;
  • Riduzione dei rendimenti degli stessi titoli;
  • Contenimento dei tassi di interesse, in questo caso per esplicita ammissione di Draghi;
  • Conseguente contenimento dei tassi applicati ai mutui, con sollievo soprattutto per chi deve rimborsare il capitale secondo un piano di ammortamento che prevede il tasso variabile (ma a vantaggio anche di chi deve ancora sottoscrivere un mutuo, anche a tasso fisso).

Dobbiamo tener presente che il tutto va inquadrato sempre in una logica differenziale rispetto a quello che era atteso dai mercati. Come dicevamo all’inizio, infatti, molto spesso si ha già un’idea abbastanza corretta della politica che verrà applicata dalla BCE. Si dice infatti che il mercato già sconti gli effetti di notizie attese, quando vengono confermate. In questo caso però bisogna tener conto proprio degli aspetti che non erano attesi dalla maggior parte degli osservatori. I mercati ad esempio sapevano già che i tassi di interesse sono bassi e che non dovrebbero salire rapidamente nel corso dei prossimi 1-2 anni. Diverso è però apprendere che per tutto il 2018 resteranno invariati per esplicita ammissione di Draghi. E’ questo che può fare la differenza ed avere impatto sul mercato, ed anche su aspetti pratici della vita come la rata di un mutuo.