La grande ripresa dalla Nautica italiana

La crisi economica della prima metà degli anni duemila che ha inciso sull’economia mondiale non ha risparmiato il settore cantieristico navale di tutto il pianeta e ovviamente anche quello italiano, da sempre tra i fiori all’occhiello dell’industria del nostro paese. Ma la tendenza sta decisamente cambiando. Dopo 4 anni di crisi nera e di profondo calo e un triennio di lentissima crescita, nell’ultimo anno la Nautica italiana ha ricominciato a crescere in maniera decisa, aumentando contemporaneamente sia la domanda interna che la produzione.

I dati relativi al 2017 e i dati di previsione sul 2018 sono stati forniti nei giorni scorsi a Viareggio durante del Versilia Yachting Rendez-Vous da Deloitte, nell’ambito di questa importante fiera degli yatch di alta gamma giunta alla seconda edizione e organizzata da Nautica Italiana e Fiera di Milano. Elenchiamoli questi dati anche per fotografare con i numeri la situazione precisa. Nel 2017 la nautica da diporto italiana si è attestata intorno a un valore di 2,3 miliardi di euro, con un incremento del 14% rispetto al 2016. Un trend che continua anche nel primo trimestre del 2018, visto che si registra un incremento dell’8% sempre per quel che riguarda le nuove costruzioni. Questo dato naturalmente porta a prevedere per il 2018 un incremento del valore della produzione che dovrebbe attestarsi tra il 12 e il 15%.

Il “Made in Italy” continua a mantenere il suo fascino nei confronti degli acquirenti del settore nautico e questo è dimostrato dal fatto che l’export resta determinante e fondamentale per i cantieri italiani, rappresentando i tre quarti del mercato. Nel 2017 l’export ha inciso per l’85,9% del totale. Da sottolineare altresì la grande ripresa di domanda del mercato interno che nello scorso anno ha inciso per un 14,1%, percentuale mai neanche lontanamente raggiunta negli anni precedenti, con un incremento del 36%. Una sorta di cartina tornasole della ripresa del mercato che gira intorno all’acquisto di yatch e barche è data dalla crescita del leasing della nautica per i mezzi di dimensione sotto i 14 metri di lunghezza.

Focalizziamo adesso la nostra attenzione sui tipi di prodotti che ogni giorno i nostri cantieri nazionali realizzano e poi esportano in tutto il mondo. La composizione produttiva dei circa 150 cantieri navali presenti sul suolo italiano è formata dall’86% di barche entro-fuoribordo ed entro bordo, l’8,6% dalla barche a vela mentre la piccola nautica, gommoni e fuori bordo, rappresenta il 5,4%. L’Italia si conferma quindi un industria nautica fortemente incentrata sulla produzione di natanti medio grandi. Se ci si focalizza però sull’incremento settore per settore, possiamo notare che gli entrobordo e i gommoni crescono nel trend complessivo del mercato mentre le barche a vela hanno subito un incremento della produzione superiore alla media del resto del comparto.

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In quale parte del mondo vanno a finire questi gioielli della nostra industria navale? L’Europa Occidentale è l’area dove si vende di più con un importante 38,3% mentre Asia e zona del Pacifico incidono per il 15%, seppur è una percentuale in forte crescita. Il Nord-America vale il 18% mentre il Sud e Centro America pesa per il 22,3%. Bisogna però fare una precisazione su quest’ultima area geografica presa in considerazione: il dato non corrisponde sempre alla reale nazionalità degli acquirenti, che spesso utilizzano i paesi di quest’area per la presenza di paradisi fiscali.

Allargando la nostra visuale ad un contesto più ampio del settore, l’Italia rimane capofila in tre segmenti del settore: tecnologia elettronica e degli accessori (ad esempio scalette, oblò, passerelle); la produzione di gommoni (che oggi arrivano a raggiungere anche i 18 metri di lunghezza) e gli yatch oltre i 30 metri, con un quota di mercato mondiale di oltre il 30%. Ed è proprio su questo importante settore che si stanno concentrando i maggiori sforzi per non perdere il passo tecnologico sempre più veloce e di conseguenza per non perdere la leadership a livello globale.

Naturalmente rimangono ancora alcuni nodi da sciogliere per dare un ulteriore slancio al settore, soprattutto quello delle infrastrutture (porti, posti barca, servizi, turismo nautico) che necessità oltre che di investimenti economici anche di una sinergia a livello politico tra i vari soggetti pubblici interessati.

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