La lunga crisi della Ford ed il piano di risanamento

Da molti anni il settore automobilistico vive un periodo di alti e bassi che ha costretto aziende e governi di riferimento in moltipaesi del mondo ad attuare politiche economiche che riuscissero ad adattarsi bene al contesto socio-economico circostante. Da qualche anno, come abbiamo visto anche in alcuni focus fatti sui bilanci FCA, il settore automobilistico ha avuto però una discreta ripresa, con valori di crescita che hanno ripreso ad avere un segno positivo e con le varie aziende che hanno ripreso i propri investimenti sia nello sviluppo e nella produzione dei modelli già esistenti che nello sviluppo di automobili che si avvalgono di nuovi mezzi di alimentazione.

La crisi del colosso statunitense ed il piano di ristrutturazione

A questo contento tendente al sereno sfugge però il colosso statunitense dell’automobile Ford, che negli ultimi anni sembra soggetto ad una crisi csenza fine, nonostante stia provando in tutti i modi a risalire la china, salvando posti di lavoro e produzione. Pare infatti che il gruppo Ford stia preparando un piano di ristrutturazione che, secondo i soliti ben informati, potrebbe portare ad un taglio del personale di circa il 12%, soprattutto nelle filiali europee. Conseguenza di questo pesante piano di ristrutturazione parrebbe essere l’addio ad alcuni modelli storici del gruppo Ford come ad esempio Mondeo (la fine della produzione è già stata stabilita nel 2020), per continuare con Galaxy, C-Max ed S-Max. La direzione generale di Ford definisce “profondo e fondamentale” questo piano di ristrutturazione aziendale, che, in termini numerici, potrebbe portare ad una riduzione del personale pari a 24.000 persone, come detto circa il 12% della forza lavoro globale del gruppo con sede a Detroit.

Gli impianti di produzione coinvolti

Come detto invece per quanto riguarda gli impianti di produzione, quelli più interessati a questi tagli saranno quelli europei, soprattutto quelli della Gran Bretagna, anche per via dell’imminente Brexit, della Spagna e della Germania. In termini di volume d’affari, la ristrutturazione del business in Europa dovrebbe aggirarsi intorno agli 11 miliardi di dollari. Un dato che spiega bene la crisi della Ford soprattutto in Europa: secondo i dati elaborati tra aprile e giugno 2018, Ford ha perso in Europa rispetto all’anno precedente circa 73 milioni di dollari. A inizio 2018 Ford aveva già dato qualche segnale di voler compiere un opera di “restyling aziendale”; infatti la multinazionale di Detroit annunciò a gennaio di non voler più sviluppare berline per il Nord America e che nel lasso di tempo che va dal 2019 al 2022 avrebbe provveduto a tagli su marketing, ingegneria, vendita e produzione auspicando di raggiungere un risparmio di circa 25,5 miliardi di dollari.

Il marchio Ford, che può vantare al momento circa 200 mila dipendenti, sta vivendo un lungo periodo di crisi strutturale, iniziato nel 2014 e precipitato nel 2018 a causa soprattutto del calo di immatricolazione dei veicoli Diesel soprattutto nel Regno Unito, a cui si è aggiunto anche l’aumento del costo delle materie prime come acciaio e alluminio.

La Ford: un pezzo di storia dell’economia degli Stati Uniti

Per meglio capire l’importanza della Ford per l’economia statunitense, e più in generale il peso specifico che ha nel settore automobilistico, facciamo un po’ di storia dell’azienda. La Ford Motor Company nasce a Dearborn in Michigan il 16 giugno del 1903 grazie al fondatore Henry Ford e a 28.000 dollari provenienti da 12 diversi investitori, tra i quali i fratelli Dodge (che pochi anni dopo fonderanno la Dodge Brothers Vehicle Motors). Agli inizi dell’attività la fabbrica riusciva a produrre poche automobili al giorno , all’interno di un vecchio capannone acquistato su Mack Avenue a Detroit. Gruppi di due o al massimo tre operai lavoravano all’assemblaggio dell’automobile con pezzi prodotti in altre fabbriche. La rivoluzione avviene qualche anno dopo con la nascita del cosiddetto “Fordismo”:  nuove forme di organizzazione del lavoro in fabbrica con l’introduzione della catena di montaggio, di meccanizzazione con l’ingresso in fabbrica del nastro trasportatore, lavoratori tutelati e ben pagati e ottimo materiale usato per le automobili a basso costo. Grazie a questa rivoluzione Ford riuscì a produrre circa 15 milioni di esemplari della Model T, vero primo successo della fabbrica.

Come è facile capire la storia di Ford è la storia dell’automobile mondiale, visto che tante innovazioni apportate nel mondo delle automobili si devono alla casa con sede a Detroit e non si può che fare il tifo affinché questo periodo di crisi passi e vengano salvaguardati soprattutto i posti di lavoro in bilico.

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