Le novità fiscali del 2018 :la tassa Airbnb

Cari amici di Mister Banca, oggi parleremo delle novità fiscali per l’anno 2018 e specificatamente della cosiddetta Tassa “Airbnb”, introdotta dal governo Gentiloni, con la manovra correttiva dell’aprile scorso.

Attraverso il decreto 50 del 2017 (la manovra correttiva appunto) e successivamente con la circolare 24/E/17 pubblicata dalla Agenzia delle Entrate, il quadro normativo e fiscale è stato ridisegnato e tali modifiche interessano non tanti gli inquilini ma bensì proprietari, ma anche gli intermediari immobiliari sia fisici che online. Ed ora con la pubblicazione dei nuovi modelli 730/18 e Redditi PF 2018 tali novità prendono corpo ed applicazione. Tale tassa (anche se effettivamente non si tratta di una vera e propria tassa) prevede in capo agli intermediari che hanno in gestione per conto dei proprietari, immobili che vengono locati per brevi periodi, l’onere di effettuare una ritenuta a titolo d’imposta del 21%, come cedolare secca sugli affitti brevi, e quindi di pagare, non l’intero ammontare ai proprietari ma bensì l’importo decurtato del 21% appunto. Quindi a tutti gli effetti l’intermediario, viene trasformato in sostituto d’imposta, con l’obbligo di riversare all’erario, entro il 16 del mese successivo, quanto trattenuto ai proprietari e a costoro inviare entro il 31 marzo dell’anno successivo una Certificazione Unica, nel caso di mancato invio della Certificazione Unica, l’intermediario verrà sanzionato di 2000 euro.

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In questo modo l’erario cerca di tutelarsi nei confronti di coloro i quali, riescono ad intascare molti soldi affittando a giorni il proprio appartamento, anche solo per poche settimane in un anno, ponendo a carico degli Intermediari (Airbnb ma non solo anche Tripadvisor, Booking, Expedia e tutte le agenzie immobiliari), l’obbligo di comunicazione e versamento delle tasse derivanti dalla locazioni brevi, che prima sfuggivano ai controlli dell’Agenzia delle Entrate in quanto, non vi è l’obbligo di registrazione dei contratti, per cui era facile evadere le imposte su tali redditi. Per favorire i contribuenti il governo ha esteso il regime di vantaggio sulle locazioni, denominato cedolare secca, anche agli affitti brevi, anche per stimolare un business che negli ultimi anni in Italia al di là della crisi, ha avuto una espansione.

Agenzia delle Entrate

 

Purtroppo per il nostro erario Airbnb si sta opponendo strenuamente a questo decreto, ed fino ad oggi non ha provveduto a trattenere questo 21% e riversarlo all’erario, come invece stanno già facendo le oltre 20 mila agenzie immobiliari (dopo aver ottenuto dal governo una moratoria di 3 mesi) aderenti al FIAIP (Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionali). Airbnb, in questi mesi si è difesa sostenendo di non poter sapere come identificare gli affittuari. Airbnb è quindi passata alle vie legali, dopo aver perso al TAR, vincendo il ricorso al Consiglio di stato, incassando inoltre anche l’appoggio (con un parere non vincolante) dell’Autorità garante per la concorrenza ed il Mercato (Antitrust) che ravvede nel provvedimento sulla cedolare secca sugli affitti brevi , un possibile elemento distorsivo della concorrenza, in quanto potrebbe scoraggiare l’offerta di pagamenti digitali da parte delle piattaforme, a favore del pagamento in contanti al momento del soggiorno, al contrario di quello che attualmente stanno facendo tali piattaforme che hanno incentivato le transazioni online e contribuito a fare crescere il sistema economico. Alla luce di ciò gli obbiettivi del governo sembrano essere molto lontani e quei 100 milioni di gettito per le casse dell’erario sembrano al momento soltanto una chimera.

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