Le previsioni sui titoli di Stato italiani per il 2018

In queste settimane si è parlato molto della politica economica della BCE, anche sulla scia delle decisioni prese negli Stati Uniti che hanno portato ad un deciso incremento dei tassi d’interesse. Certamente le mosse della BCE sono molto importanti per gli effetti che possono avere sulle economie dei principali Stati europei, tra cui ovviamente l’Italia. Ma quali potrebbero essere gli impatti sul piccolo investitore che ha oggi nel portafoglio i titoli di Stato,e come potrebbe essere opportuno muoversi nel medio periodo?

Cercheremo oggi di rispondere anche a questi quesiti.

La politica economica e le scelte della BCE

  • Innanzitutto partiamo dai dati certi, anche se di scontato con Draghi non c’è mai nulla…. In base alle ultime vicende ed alle recenti esternazioni del vertice della BCE, il Quantitative Easing dovrebbe cessare dopo l’estate del 2018. Sembra quindi remota al momento la possibilità di un’ulteriore proroga, vista anche la politica di Trump e l’aumento dei tassi negli USA: si rischierebbe di allargare troppo la “forbice” dei tassi tra USA ed Europa. Il venir meno del Quantitative easing implica che la BCE non farà più nuovi acquisti di titoli di stato italiani (attualmente possiede  il 16% del nostro debito pubblico, ovvero 363 miliardi).
  • Accanto a questa misura potrebbe poi essere sancito un ritorno al rialzo dei tassi d’interesse, anche se su questa partita Draghi è sempre molto cauto. In effetti l’economia della zona Euro sembra avere ancora necessità di supporto da parte della Banca Centrale Europea, sicuramente più di quella americana, che sta assorbendo senza particolari traumi la raffica di aumenti dei tassi d’interesse (o almeno così sembra). Tuttavia è possibile che prima o poi la risalita dei tassi si verifichi, anche se in modo più lento di quanto stia accadendo negli Stati Uniti.
  • Infine non bisogna dimenticare che prima o poi il mandato di Draghi alla guida della Banca Centrale Europea verrà meno. L’appuntamento è per il 2019, ed al momento non sembra così remota la possibilità che la successione sia a favore di qualche illustre personaggio teutonico, cosa che potrebbe contribuire ad accelerare una politica di incremento dei tassi d’interesse nell’Eurozona. Sull’altro piatto della bilancia c’è tuttavia sempre l’inflazione, che stenta a crescere in modo  deciso: un’inflazione molto bassa, infatti, sarebbe un forte deterrente ad un incremento rapido dei tassi.

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Chi investe oggi nei titoli di stato italiani?

Quali sono i possibili impatti di un aumento dei tassi d’interesse sui titoli di stato attualmente presenti nel portafoglio degli italiani?. Ma soprattutto, qualcuno potrebbe chiedersi, nell’epoca di mercati azionari, derivati sempre più complicati e criptovalute c’è ancora qualcuno che acquista i vecchi cari titoli di stato italiani?

Iniziamo a rispondere alla seconda domanda: ebbene sì, sono ancora in tanti ad investire nei titoli di stato, secondo le stime  della Banca d’Italia del terzo trimestre 2017. Si parla di oltre 120 miliardi tra BTP e CCT, pari al 5,5% del nostro debito pubblico, in carico alle famiglie. E’ comunque una percentuale piccola del risparmio privato italiano che, come noto, è il più alto in Europa (oltre 4.000 miliardi) e in qualche modo compensa l’elevato debito pubblico. E in cosa è investito questo vero e proprio tesoro degli italiani? Prevalentemente in azioni, fondi comuni ed obbligazioni, senza dimenticare che circa un terzo si trova sempre sui conti correnti.

I possibili impatti per gli investitori

Un aumento dei tassi di interesse potrebbe costituire un notevole problema per chi oggi possiede dei BTP con scadenze non troppo ravvicinate. E’ noto infatti come a fronte di un aumento dei tassi il valore del BTP tenda in genere a scendere, a meno che non si abbia l’intenzione di portare i titoli a scadenza. Ecco quindi che la fine del Quantitative Easing, e la ventilata possibilità di un aumento dei tassi di interesse, non è cosa da sottovalutare per chi ha in portafoglio i titoli di stato. Ma questi fenomeni sono da tenere in considerazione anche per i nuovi investimenti. Siamo da tempo abituati ad un panorama di mercato in cui i rendimenti dei titoli di stato sono a dir poco contenuti: le cose stanno veramente per cambiare?

In attesa di scoprire se ci saranno novità in merito alla “roadmap” ipotizzata (Quantitative Easing e tassi d’interesse), ricordiamo che i mercati scontano sempre in anticipo questo tipo di informazioni: sia che abbiate titoli di stato nel portafoglio, sia che abbiate in programma nuovi investimenti, meglio quindi fare le proprie mosse con un po’ di anticipo.