L’economia italiana rallenta: solo colpa della politica?

L'economia italiana rallenta: solo colpa della politica?

Gli ultimi dati dell’Istat mostrano un’economia italiana che, pur restando complessivamente in buona salute, mostra qualche segnale che potrebbe far pensare ad un prossimo rallentamento. L’andamento sembra essere, riportato nella realtà italiana, quello recentemente descritto da Draghi per l’economia europea e che sarebbe alla base della decisione di mantenere inalterate ancora per un certo tempo le misure a sostegno dell’economia e dell’inflazione

I dati dell’Istat

Ma vediamo nel dettaglio le notizie che arrivano dall’Istat nella consueta nota mensile in merito alla situazione complessiva dell’economia italiana.

Innanzitutto una notizia confortante: nel primo trimestre di quest’anno la nostra economia è ancora in crescita, più o meno sui livelli dei trimestri precedenti. Lo spettro di un ritorno alla recessione, insomma, è ancora ben lontano. Quali sono allora i segnali preoccupanti per la nostra economia?

I segnali preoccupanti per l’economia italiana

  • Innanzitutto si registra un certo peggioramento nella fiducia da parte delle famiglie e delle imprese italiane. Le famiglie continuano comunque a manifestare un livello di fiducia sufficientemente elevato, mentre per le imprese il discorso è leggermente più complesso: se il settore del commercio e quello manifatturiero registrano una flessione della fiducia, quello delle costruzioni sembra invece manifestare un maggiore ottimismo
  • La produzione del settore manifatturiero rallenta, a conferma di quanto registrato col calo della fiducia da parte delle imprese che operano in questo settore
  • In flessione anche le esportazioni, uno dei fattori chiave per buona salute dell’economia italiana
  • Infine anche l’inflazione resta su livelli contenuti

Emerge quindi un quadro di un possibile rallentamento dell’economia italiana che, pur restando ancora su livelli abbastanza buoni, fatica ad innescare un processo di crescita deciso ed in linea con la gran parte degli altri paesi europei.

Esiste una correlazione tra il rallentamento dell’economia e la situazione di stallo della politica italiana?

Una delle teorie che spesso sentiamo  in questi giorni è quella secondo la quale la nostra economia risentirebbe della situazione di stallo della politica, con la notadifficoltà a creare un nuovo Governo per il nostro paese a valle delle ultime elezioni.

Non è facile capire se questo sia effettivamente vero, anche perché molto spesso argomenti di questo tipo sono soggetti a strumentalizzazioni da parte di chi vuole affermare una propria posizione politica, in particolare sulla necessità o meno di accelerare la formazione del nuovo Governo o, viceversa, tornare a nuove elezioni. Ai più attenti, tuttavia, non saranno sfuggite le analogie tra i dati dell’Istat e le recenti dichiarazioni di Draghi in merito alla necessità di mantenere inalterate le misure di sostegno all’economia europea ed all’inflazione.

Le recenti dichiarazioni del Presidente dalla BCE

Recentemente Draghi si è infatti espresso sullo stato dell’economia dell’Eurozona, evidenziando come ci siano comunque dei segnali che meritano attenzione. Anche l’inflazione fatica a raggiungere il target del 2%, ormai noto come uno dei principali “ispiratori” delle mosse della BCE.

Come dicevamo, questi argomenti sono serviti a Draghi per motivare le proprie decisioni, volte ad un mantenimento del basso livello attuale dei tassi d’interesse e ad evitare un’accelerazione della fine del Quantitative Easing. Il tutto per sostenere appunto sia l’economia dell’Eurozona che la crescita dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%. Ma in questo contesto, potremmo anche concludere che in Italia stiamo semplicemente registrando dei fenomeni comuni anche alle altre realtà europee di riferimento.

Leggi anche: Ennesima conferma di Draghi: i tassi restano ai minimi

L’Europa a diverse velocità

L’Italia sembra quindi rispecchiare tutte le principali caratteristiche dell’Eurozona, anche se non sempre è stato così in passato. Il tasso di crescita del nostro paese è infatti stato inferiore rispetto alla media europea ed il confronto con alcune realtà di riferimento, anche se non potremmo definirlo impietoso, di certo non può renderci particolarmente orgogliosi.

Interessante è ad esempio il confronto con la Spagna, che ha avuto un tasso di crescita annuale a partire dal 2014 attorno al 3%. Non dobbiamo quindi arrivare ad esempi particolarmente virtuosi come la Germania per notare un certo gap accumulato dall’Italia negli ultimi anni. La nostra economia ha risentito più delle altre del periodo di crisi, e forse anche per questo è ancora esposta in modo notevole a possibili rallentamenti, come i dati dell’Istat sembrano rilevare.

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