Lo spesometro, storia di un adempimento nato male

L'ennesimo adempimento creato dai governi, invocando la semplificazione...

Spesometro

In questi giorni tutti i commercialisti italiani stanno impazzendo dietro al nuovo adempimento varato quest’anno dall’agenzia delle Entrate. Il nome ufficiale è Comunicazione Operazioni Rilevanti ai fini Iva, ma per tutti si chiama “Spesometro”. Questo adempimento sostituisce il tanto odiato elenco clienti e fornitori di alcuni anni fa (poi abolito a furor di popolo), ma si ripresenta con una nuova versione ed una periodicità trimestrale (per il 2017 sono previsti solo due invii semestrali), mentre il precedente aveva cadenza annuale. Il debutto del nuovo Spesometro, oltre alla solita discussione sulla effettiva utilità o efficacia come mezzo per combattere l’evasione fiscale, come accade ormai sempre con i nuovi adempimenti fiscali, in un sistema fiscale a detta di tutti gli operatori ormai al collasso, ha creato enormi problemi sia dal punto di vista della compilazione che della trasmissione dei dati a tutte le imprese e professionisti. Per cercare di ovviare a tutti i problemi sorti l’Agenzia tramite il suo portale ha cercato di dare risposte riguardo adempimenti di redazione e di trasmissione dei dati. Ma le critiche che imprese e professionisti muovono all’agenzia ed ai vari governi che si sono succeduti, sono chiare e precise: loro devono pensare a far ripartire la crescita e lo sviluppo della nostra economia e non possono essere ingolfati dietro ad adempimenti farraginosi, poco chiari e onerosi (sia dal punto di vista del tempo speso che da quello economico, visto che la Sogei e l’Agenzia delle Entrate non hanno ancora fornito un software gratuito agli utenti). Oltre a tutto questo, occorre anche stare dietro alle bizze di un sistema informatico come quello dell’AdE, francamente imbarazzante e non all’altezza di gestire la grande mole di dati generati da questi nuovi adempimenti, nonostante il molto tempo passato tra l’annuncio del nuovo adempimento e l’appuntamento stesso. Visti i notevoli problemi riscontrati lo Spesometro ha già ricevuto 3 proroghe.

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Lo spesometro, storia di un adempimento nato male

Lo spesometro, l’ennesimo adempimento che ingolfa il sistema italia

La scadenza originaria era fissata per il 31 maggio 2017 (ancora con una previsione di Spesometro trimestrale, ma trasformato in semestrale solamente per l’anno fiscale 2017, l’adempimento dovrebbe trasformarsi in trimestrale nel 2018). La prima proroga è stata fatta spostando l’adempimento al 25 luglio, seguita poi al 16 settembre e poi al 28 settembre, anche se già si parla di ulteriore rinvio, oltre che all’annullamento delle sanzioni per invii erronei da parte di imprese e professionisti abilitati, visti i notevoli problemi riscontrati.

Come si presenta il sito dell’agenzia delle entrate in questi giorni!

Ad oggi il portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate dove gli utenti abilitati dovrebbero inviare gli Spesometri risulta in “down”, coloro che hanno avuto la fortuna di poter inviare, invece non hanno le ricevute attestanti l’invio e la lavorazione dei files e come beffa delle beffe, anche la gestione privacy risulta erronea, visto che ogni utente abilitato Entratel può controllare l’invio dello Spesometro di qualunque soggetto titolare di Partiva Iva semplicemente digitando la Partita Iva stessa, anche se non si è stati gli intermediari ad effettuare l’invio e copiare con pochi clic i dati di altre aziende (quando il sito è funzionante).

L’articolo di Italia Oggi che ha scoperto la falla nella gestione della privacy

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L’ennesimo adempimento creato dai governi, invocando la semplificazione…

Qui di seguito vi riportiamo il testo di una lettera, inviata da un professionista per porre all’attenzione dei media la situazione del sistema fiscale italiano.

“C’è una questione di cui i giornali non parlano ma che coinvolge circa 100.000 commercialisti italiani che in questi giorni stanno vivendo un dramma. Il prossimo 28 settembre scade il termine per la trasmissione dei dati delle fatture che imprese e professionisti italiani (parliamo di milioni di contribuenti) hanno emesso nel primo semestre di questo e di quelle d’acquisto registrate nello stesso periodo (si tratta di centinaia di milioni di fatture e quindi di miliardi e miliardi di dati da trasmettere). E’ la prima volta che la normativa prevede tale obbligo (e, a quanto sembra, si tratta di un’anteprima assoluta mondiale, in nessun altro paese al mondo risulta esistente tale obbligo da Grande Fratello Fiscale) e, a quanto pare, i server dell’Agenzia delle Entrate sono andati in tilt. Questa è la videata che appariva al sottoscritto ieri sera, ma il blocco è avvenuto da molto prima e continua tuttora. Funzionano gli altri servizi (ad esempio quello per l’invio delle dichiarazioni dei redditi, ma il termine scade ad ottobre ed interessa poco i commercialisti in questo periodo) e, è lecito sospettare, forse il blocco è stato volontariamente apposto per una questione di privacy: era possibile per ogni utente del servizio ENTRATEL (quasi tutti i commercialisti d’Italia ed altri utenti) inserendo il codice fiscale di qualsiasi contribuente venire in possesso del file di dati inviato e venire a conoscenza dell’elenco completo delle fatture (se precedentemente al blocco fosse stato già inviato il file relativo all’azienda proprietaria della Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbe stato possibile, inserendo il relativo codice fiscale, entrare in possesso di tale file con tutti i dati). Non Vi chiedo di credermi sulla parola, telefonate ad un commercialista di Vs. conoscenza e chiedetegli se è vero che tutta la categoria sta vivendo ore drammatiche.”

Come si presenta il sito dell’agenzia delle entrate in questi giorni!