Lo spettro della deflazione prende corpo… ma forse bastano un paio di ghostbusters

Ghostbusters, il cast

Deflazione in Italia: ecco cosa dice l’Istat…

Non è ancora ufficiale ma le stime preliminari dell’Istat sembrano alimentare seri dubbi sulla ripresa dell’economia italiana: nel 2016 l’indice dei prezzi al consumo registra una variazione negativa (-0,1%) rispetto al 2015: non succedeva dal 1959, quando il decremento fu dello 0,4% su base annua.

GhostbustersAndando però a leggere nel dettaglio il report dell’Istat si notano due importanti fenomeni che, almeno in parte, sembrano andare in una direzione diversa.

– L’inflazione è in ripresa nel mese di dicembre, con l’indice dei prezzi al consumo che cresce dello 0,4% rispetto a novembre e dello 0,5% rispetto al mese di dicembre 2015;

– L’inflazione al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi (la cosiddetta “inflazione di fondo”) cresce dello 0,5% su base annua.

Deflazione, che paura

Come spesso accade, la lettura dei dati può quindi portare a considerazioni diametralmente opposte e, purtroppo, a facili strumentalizzazioni: se ci fermiamo al dato relativo alla media del 2016 la deflazione sembra una realtà indiscutibile, mentre se analizziamo il solo mese di dicembre l’inflazione sembra in ripresa, anche se con valori modesti.

Ma perché la deflazione mette paura a tutti (o quasi)? La politica della BCE non è stata sempre quella di contenere l’inflazione, sulla scia delle ataviche paure dei tedeschi?

Vediamo di seguito quali sono i principali effetti della deflazione.

  • Se da un parte è vero che un’inflazione elevata è sempre stata considerata un problema, si ritiene in linea di massima che un’economia sana debba comunque avere variazioni dell’indice dei prezzi al consumo dell’ordine del 2% (in terreno positivo, quindi). Se i prezzi tendono a scendere, infatti, i consumatori potrebbero ritenere vantaggioso rimandare l’acquisto dei beni, ovviamente quando questo è possibile. Questo fenomeno rischia di frenare l’economia e di ridurre i consumi, innescando una pericolosa spirale negativa.
  • Un altro effetto negativo si può avere sul mercato del lavoro: il calo dei prezzi a lungo andare può mettere in crisi le imprese, che vedranno ridurre i margini sui propri prodotti e tenderanno quindi a contenere il costo del lavoro, riducendo gli organici ove possibile e favorendo quindi un incremento della disoccupazione.
  • Un altro importante effetto è quello che si può riscontrare su mutui e prestiti. Pensiamo ad un soggetto che ha chiesto un mutuo a tasso fisso e che quindi si trova a dover corrispondere una rata di valore costante negli anni. Uno dei vantaggi di un’elevata inflazione, per questo debitore, è che nel tempo la rata da pagare avrà un valore reale inferiore, in quanto il potere d’acquisto dell’importo corrispondente alla rata stessa sarà inferiore. Viceversa, nel caso di deflazione, il valore reale della rata aumenterà, creando problemi maggiori.
  • Considerazioni analoghe, tuttavia, possono invece farci comprendere come in alcuni casi la deflazione possa essere anche un vantaggio: basti pensare ai lavoratori dipendenti, oppure ai pensionati, che vedranno aumentare il potere d’acquisto del loro stipendio o della pensione.

Tornando quindi al punto di partenza, cosa dobbiamo attenderci dalle ultime rilevazioni dell’Istat?

Da una parte i principali effetti della deflazione sembrano manifestarsi nel medio termine. E’ importante quindi capire se questo fenomeno è strutturale e se sarà confermato nelle prossime rilevazioni. Il dato mensile di dicembre sembra alimentare un maggiore ottimismo in tal senso. Vero è anche, del resto, che il confronto su base annua conferma uno stato di salute precaria dell’economia italiana.

Niente di nuovo quindi, in sintesi: questi dati da soli non delineano un quadro particolarmente negativo per la nostra economia, ma confermano che una vera ripresa ancora non si è verificata, come ci viene confermato anche da altri indicatori, primi tra tutti l’andamento del PIL e del tasso di disoccupazione.

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