Mutui: l’eterno dilemma tra fisso e variabile e le previsioni sui tassi

Mutui: l’eterno dilemma tra fisso e variabile e le previsioni sui tassi

Tasso fisso o variabile, questo è l’eterno dilemma…

Cari amici di Mr Banca, quante volte vi siete posti questa domanda, o avete sentito qualcuno parlare di questo argomento? Quanti articoli avete già letto sul tema?

Come ormai avrete capito, non esiste una risposta univoca: la scelta dipende da molti fattori, che in sintesi possiamo ricondurre a due: la predisposizione al rischio di ciascuno di noi e la valutazione delle tendenze in corso e, di conseguenza, le previsioni sull’evoluzione dei tassi di interesse. Perché una cosa è certa: uno scenario che qualche mese prima può portare ad una conclusione in favore di una o dell’altra ipotesi, non è detto che possa mutare successivamente per farci giungere alla decisione opposta.

Mutui: l’eterno dilemma tra fisso e variabile e le previsioni sui tassi

Cercheremo quindi di fornirvi qualche indicazione sulla direzione che potrebbero prendere i tassi, alla luce anche delle ultime vicende politiche ed economiche. Senza dimenticarci che il tema non interessa solo chi deve decidersi a richiedere un nuovo mutuo alla banca, ma anche chi un mutuo ce l’ha già, e magari vuole capire se è il momento giusto per una surroga oppure, più semplicemente, si sta chiedendo se corre il rischio di dover mettere mano al portafogli in un prossimo futuro a causa di un incremento repentino dell’Euribor.

La storia recente dell’Euribor

Prima di chiederci cosa succederà all’Euribor, ricordiamoci prima a che punto siamo oggi.

L’Euribor a 1 mese è stabilmente a quota -0,37, da oltre un anno ormai. Per la precisione dal mese di luglio 2016. Fino a qualche anno fa molti di noi non avrebbero nemmeno preso in considerazione che potesse andare in terreno negativo, oggi è diventata quasi la “normalità”. Per la prima volta l’Euribor a 1 mese è sceso sotto lo zero nel marzo 2015, due anni e mezzo fa quindi. Sembra un altro mondo ma dieci anni fa, a settembre 2007, lo troviamo a quota 4,43. Ricordiamoci che le durate dei mutui possono essere anche di venti o trenta anni, quindi… Attenzione a non ragionare sempre e solo di “zero virgola” quando si parla di tassi di mutui!

Quali sono le notizie di questi giorni che possono avere impatto, a medio termine, sui tassi?

Tasse, EuropaTra le notizie più interessanti di questi giorni sicuramente vanno considerate la posizione di Draghi sul rinnovo del Quantitative Easing e i risultati delle elezioni tedesche.

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La BCE sta in qualche modo “tergiversando” sul rallentamento del Quantitative Easing, il che mostra chiaramente che Draghi, pur riconoscendo che l’economia europea è in fase di ripresa, vuole continuare a sostenerne la crescita con gli strumenti a sua disposizione, tra i quali, ovviamente, ci sono anche i tassi di interesse. Non sembra quindi esserci una fretta particolare al rialzo

D’altra parte, però, i risultati delle elezioni tedesche, anche con la conferma della Merkel, costituiranno probabilmente un elemento di discontinuità, con il probabile ingresso di forze di centro destra, più critiche nei confronti della politica europea della Merkel di quest’ultimo periodo.

Le previsioni sull’Euribor

Le previsioni sull’EuriborCosa ci dicono ad oggi i tassi futures? Prevedono un aumento, se prendiamo infatti le l’Euribor a 3 mesi, vediamo un 2018 ancora in terreno negativo, per riprendere quota sopra lo zero a partire dalla fine del 2019.

Tra cinque anni, nel 2022, il tasso dovrebbe chiudere a dicembre sopra lo 0,90, per superare la quota 1,0 ad inizio 2023.

Certo, molte cose possono cambiare in cinque anni, però è evidente che questo scenario abbia orientato molti, in questi mesi, verso il tasso fisso, sia come scelta di partenza per un nuovo mutuo che come ipotesi di surroga di un mutuo già stipulato a tasso variabile. Ma è ancora questa la tendenza in corso?

Il solito dilemma

Proviamo adesso a ragionare in termini differenziali. Il tasso di interesse applicato sul mutuo, come sappiamo, è dato da:

  • Tasso variabile: Euribor + spread
  • Tasso fisso: IRS + spread

Quindi il tasso di interesse applicato non dipende solo dai tassi ufficiali di riferimento, ma anche dagli spread applicati dalle banche, che sono indicativi anche della loro strategia.

Un anno fa la differenza tra i migliori mutui a tasso fisso e variabile si aggirava attorno ai 60 punti (0,6%): circa 1,6% contro l’1,0%.

A giugno del 2017, questo differenziale sembra aumentato: a fronte di una diminuzione dell’Euribor, che ha favorito un ulteriore abbassamento del variabile, la ripresa dell’IRS, dovuta all’aumento dell’inflazione, ha invece fatto salire, anche se non di molto, il tasso fisso. Risultato, la forchetta tra fisso e variabile è salita, alcuni osservatori parlano di valori prossimi all’1% di differenziale.

Questa nuova tendenza, unita ad uno scenario che sembra non prospettare decisioni drastiche da parte della BCE nell’immediato futuro, potrebbe spingere qualcuno a riprendere in considerazione il tasso variabile per goderne i benefici in una fase iniziale, che potrebbe non essere poi così breve.

In fondo, dipende sempre dalla propensione al rischio…