Per favorire la scelta della tipologia di mutuo più adatta alle esigenze della propria clientela, come è noto, negli ultimi anni le banche hanno iniziato a proporre soluzioni che vadano oltre l’eterno dilemma tra tasso fisso e variabile. Sono così nate altre forme di mutuo, a tasso misto oppure variabile con cap o rata costante.

Queste soluzioni vengono proposte evidenziando l’opportunità di poter cogliere i vantaggi tipici sia del tasso variabile (risparmio e opportunità da cogliere in caso di discesa dei tassi) che del fisso (sicurezza in caso di turbolenza sui mercati e tassi in aumento). Ma è sempre opportuno valutare con attenzione anche gli aspetti negativi, a volte non proprio immediatamente riconoscibili, di queste tipologie di mutuo

Come funziona il mutuo a tasso variabile con rata costante

Come funziona il mutuo a tasso variabile con rata costanteCome ben sappiamo il mutuo a tasso variabile “classico” ha la caratteristica di avere un interesse che può aumentare o diminuire nel tempo (in genere l’indice di riferimento in tal senso è l’Euribor) e, conseguentemente, una rata che può diventare più o meno onerosa.

Come è possibile quindi che un mutuo a tasso variabile possa avere una rata costante?

La risposta in fondo è semplice: un aumento o una diminuzione del tasso di interesse si tradurrà in un aumento della durata del mutuo.

I mutui di questo tipo danno quindi la garanzia che l’importo della rata rimanga costante nel tempo, ma prevedono altresì la possibilità che possa cambiare la durata e che, in particolare, il mutuo possa prolungarsi oltre la scadenza inizialmente prevista. In genere poi gli istituti bancari pongono un limite alla durata complessiva del mutuo, ad esempio 5 anni oltre la scadenza iniziale. E se al termine del periodo massimo previsto dal contratto ancora vi fosse una parte del mutuo da estinguere? Le soluzioni proposte in genere dalle banche sono due: il saldo in un’unica soluzione da parte del cliente o, in alternativa, l’apertura di un nuovo finanziamento.

Un altro aspetto interessante è legato al “costo” di questa soluzione rispetto a quella di un mutuo tradizionale.

Come noto, il tasso di interesse di un mutuo a tasso variabile  è dato dalla somma di due componenti, l’Euribor e lo spread: quest’ultimo è applicato dalla banca in fase di stipula ed è costante per tutta la durata del mutuo. Il valore dello spread per i mutui a tasso variabile con rata costante in genere è più alto rispetto a quello tradizionale.

Pregi e difetti del mutuo variabile con rata costante

Quando abbiamo a che fare con formule complesse o, comunque, diverse da quelle classiche, è sempre bene considerare che, se da una parte i vantaggi sono chiari ed ampiamente comunicati dagli istituti bancari, non sempre si può dire lo stesso sugli svantaggi o sui rischi connessi a questo tipo di soluzioni.

I vantaggi come dicevamo sono evidenti:

  • Il minor costo di un mutuo a tasso variabile rispetto ad un fisso;
  • La possibilità di non avere un incremento della rata in caso di crescita dei tassi, e dell’Euribor in particolare.

Tra gli svantaggi ne abbiamo già evidenziato uno, ovvero il maggior valore dello spread che in genere le banche applicano rispetto ad un normale mutuo a tasso variabile. Ma forse l’aspetto più importante da tenere in conto è il particolare meccanismo di funzionamento di questo tipo di mutuo  nel caso in cui ci sia un significativo incremento dei tassi

Cosa succede se aumenta il tasso di interesse?

Per comprendere bene tutte le implicazioni (e i rischi) del mutuo variabile con rata costante dobbiamo aver presente come funziona il piano di ammortamento dei mutui, ovvero la proiezione di come saranno le nostre rate e soprattutto il rapporto tra quota capitale e interessi.

Nella figura è riportato un possibile piano di ammortamento per un mutuo da 100.000 euro in 10 anni e tasso al 3%. Come si può notare nelle prime rate la quota interessi è più elevata rispetto a quelle successive, e tenderà a zero verso la fine del mutuo

Piano di ammortamento per un mutuo da 100.000 euro in 10 anni e tasso al 3%

Nel caso in cui i tassi dovessero aumentare, se il nostro fosse un mutuo a rata costante, aumenterebbe la quota interessi e diminuirebbe quella capitale, col risultato che alla fine dei 10 anni resterebbe ancora una quota capitale da estinguere.

Se l’aumento dei tassi fosse considerevole ed avvenisse nella fase iniziale del nostro periodo di ammortamento, ci ritroveremmo a pagare una quota molto maggiore di interessi e molto inferiore di capitale. In condizioni di mercato particolarmente sfavorevoli potremmo addirittura ritrovarci, al termine dei 10 anni, ad aver estinto una quota ridotta di capitale: le nostre rate sarebbero servite in gran parte solo a pagare gli interessi, aumentati per l’incremento dei tassi. Se invece avessimo avuto un mutuo a tasso variabile classico la rata sarebbe sì aumentata, ma avremmo nel frattempo estinto anche la quota capitale.

Conclusioni

In genere si sceglie il mutuo variabile a rata costante perché si teme di non poter sostenere una rata più alta negli anni a venire, quindi viene magari preso in considerazione da famiglie che non hanno la certezza, o addirittura la possibilità, di incrementare i propri redditi in futuro. Proprio per questo bisogna considerare però anche la possibilità di avere ancora un credito residuo consistente al termine del mutuo, e non sarebbe piacevole doverlo restituire in un’unica soluzione. Bisogna quindi avere chiarezza dalla banca su questo punto e sulle possibili soluzioni, prima di avventurarsi in scelte affrettate.

La rata costante può rivelarsi una discreta soluzione ai propri problemi se l’aumento dei tassi rimane contenuto e si traduce in qualche rata in più da pagare a fine periodo. Viceversa, se l’aumento dei tassi fosse molto più significativo, potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang, sia per il bilancio familiare che da un punto di vista strettamente finanziario. E cosa accadrà ai tassi nel lungo periodo non è prevedibile a priori…