Post-elezioni e BCE: arriva il monito di Draghi

Messi in archivio i risultati elettorali delle politiche in Italia, adesso tutta l’attenzione degli operatori internazionali, in attesa che si sviluppi l’intricata situazione della formazione del nuovo governo italiano, è incentrata sulla reazione che i mercati e i principali istituti di credito internazionali legati all’Italia avranno in queste prime settimane.

La prima reazione è arrivata dal direttore della BCE, Mario Draghi, che, seppur non commentando in maniera diretta i risultati elettorali, ha sentito la necessità di dare il proprio monito alle due principali forze uscite vincitrici da questa tornata elettorale, il Movimento 5 Stelle, che ha come candidato premier Luigi di Maio e la Lega, che essendo stata la forza più votata all’interno della coalizione di centro destra vedrà proporre il proprio leader Salvini al Presidente della Repubblica Mattarella come prossimo inquilino di Palazzo Chigi.

Draghi e le elezioni politiche italiane

Draghi ha espresso la propria opinione al termine del secondo board dell’anno della BCE, nel corso del quale ha  anche comunicato di tenere bloccati i tassi e di non modificare nella sostanza il “quantitative easing”, anche se con qualche modifica verbale di cui parleremo in seguito. Due i punti focali espressi nel discorso di Draghi che sono stati un chiaro riferimento ai vincitori delle elezioni italiane: solidità fiscale non in discussione e imprescindibilità dell’Euro. Movimento 5 Stelle e Lega si sono rese protagoniste di proposte in tema economico che sono state avvertite come un pericolo dallo stesso Draghi e da tutta l’economia europea: si va dal reddito di cittadinanza all’abolizione totale della Legge Fornero, proposte che hanno sicuramente fatto riscuotere un ampio consenso delle due forze politiche soprattutto nei ceti economici più in difficoltà in Italia. Anche se c’è da dire che negli ultimi giorni di campagna elettorale i principali esponenti delle due forze politiche hanno provato a ridimensionare in toni più “prudenti” questo tipo di proposte. Per quanto riguarda il discorso relativo alla moneta unica è stato lo stesso Salvini all’indomani delle elezioni a ribadire che, nel caso in cui fosse lui il prossimo presidente del Consiglio,  l’Italia si farebbe trovare pronta in caso di “disintegrazione” dell’Euro, una eventualità che per gli uomini più vicini al leader del “Carroccio” appare quindi possibile.

Tassi d’interesse e Quantitative Easing: cosa succederà?

Come dicevamo quindi tassi d’interesse e “quantitative easing”  invarati, anche se nell’ultima board un particolare molto importante è saltato ai nostri occhi e a quello degli investitori più attenti. Infatti, a differenza di quanto successo nei precedenti board, in questa occasione la BCE ha depennato l’espressione che indicava la possibilità di potenziare gli asset mensilmente acquistati, ovviamente nel caso in cui questa procedura si fosse resa necessaria. Questo cosa ci fa pensare? Senza dubbio che la BCE si aspetta di non dover più potenziare il  “quantitative easing”  nei prossimi mesi; questo perché la crescita moderata del PIL dell’Eurozona riesce a sostenere l’inflazione a sufficienza, pur restando sotto il target. La seconda novità potrebbe arrivare a giugno; infatti ci si attenda che la BCE in tale date comunichi l’allungamento e la contestuale riduzione degli acquisti fino ad ottobre prossimo per poi farli annullare completamente nel mese di dicembre. Questo servirebbe per garantire una cessazione non troppo brusca degli acquisti dei bond e al tempo stesso preparare i mercati.

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Il chiaro avvertimento a Salvini e Di Maio

In che modo queste novità hanno a che vedere con le politiche del Movimento 5 Stelle e della Lega? Quello di Draghi è un chiaro avvertimento a quelli che saranno i prossimi azionisti di maggioranza del governo centrale di Roma, visto che la BCE nel medio termine non acquisterà più il debito pubblico italiano. A quel punto quindi i rendimenti rispecchieranno solamente i fondamentali economici e la credibilità delle politiche fiscali messe in campo dal governo italiano. Niente politiche stravaganti, quindi, visto che la “festa dei tassi zero” sta per terminare. Un’ulteriore preoccupazione deriva poi dal fatto che presto al posto di Mario Draghi, destinato a terminare il proprio mandato, ci sarà probabilmente il tedesco Jens Weidmann, che potrebbe essere meno clemente nel caso di politiche spendaccione da parte dell’Italia. Lo stesso Draghi ha notato come i mercati anche dopo l’esito caotico delle elezioni italiane abbiano reagito in maniera positiva, reazione che è avvenuta anche in altre circostanze in cui si è materializzata una certa instabilità politica come nel caso della Germania, che ha impiegato 6 mesi prima di formare un nuovo esecutivo. Questo non significa che i mercati ignorino le incognite politiche italiane, ma è la conferma di come ormai si faccia sempre più affidamento sul sostegno delle banche centrali. Sostengo che come detto però sta per venire meno e che quindi lascerà più margine di critica da parte degli investitori sulle singole azioni dei governi, naturalmente con tutto ciò che ne consegue per quel che riguarda gli spread e i costi per sostenere il debito pubblico. Insomma chi guiderà per la prossima legislatura l’Italia può promettere qualsiasi cosa, ma presto dovrà fare i conti con la realtà: i tempi dell’accomodamento stanno per terminare.