Quando finirà il Quantitative Easing e quali sono i possibili impatti su cambi e tassi dei mutui?

Quantitative Easing

Il Quantitative Easing volge al termine? Oppure si cambia rotta? Quali sono le ragioni alla base delle recenti dichiarazioni di Draghi? E cosa potrebbe cambiare per le famiglie e gli investitori? Amici di Mr Banca, oggi proviamo a rispondere a queste ed altre domande.

Quantitative EasingPrima di tutto ricordiamo bene di cosa si tratta, e quali sono le ragioni cha hanno portato la BCE ad avviare il Quantitative Easing nel 2015.

Il Quantitative Easing (QE)

Le banche centrali hanno la possibilità di influenzare l’economia attraverso delle politiche monetarie che possono avere effetto espansivo o restrittivo. Un esempio classico di politica monetaria espansiva è la riduzione dei tassi d’interesse con cui le banche centrali concedono moneta agli istituti bancari. Questa politica però potrebbe non essere sempre applicabile, ad esempio nel caso in cui i tassi sono prossimi allo zero. Ed ecco quindi che le banche centrali possono ricorrere ad uno strumento come il Quantitative Easing, che per questo motivo è definito uno strumento “non convenzionale” di politica monetaria espansiva.

Questo strumento, nell’accezione utilizzata per definire la politica di Draghi di questi anni, consiste in pratica nell’acquisto da parte della Banca Centrale Europea di Titoli di Stato, immettendo di fatto moneta nel mercato.

Leggi anche: Che cos’è il Quantitative Easing?

Gli effetti del Quantitative Easing

Quantitative EasingPer ipotizzare i possibili impatti che avrebbe la fine del Quantitative Easing è molto utile innanzitutto valutare i risultati fin qui conseguiti da questa politica definita dalla BCE.

  • Innanzitutto è da considerare l’impatto sulla valuta: l’immissione di moneta sui mercati, effetto del Quantitative Easing, determina un aumento dell’inflazione, peraltro uno degli obiettivi principali che si volevano raggiungere con questa operazione. Un potenziale indebolimento della valuta (Euro in questo caso), è in grado di determinare inoltre un significativo vantaggio per le esportazioni.
  • Il secondo impatto rilevante è un aumento della domanda di Titoli di Stato, e, conseguentemente, un apprezzamento del loro valore. Accanto a questo, una diminuzione del tasso di interesse degli stessi Titoli di Stato, con particolare vantaggio per gli Stati con maggior debito pubblico, come l’Italia. Questa discesa dei tassi di interesse ha poi l’effetto di contenere anche i tassi ai quali sono indicizzati i mutui, con rilevante “sollievo” per le famiglie.

È vero che il Quantitative Easing volgerà al termine nel 2018?

Fino a qualche tempo fa il Quantitative Easing sembrava avere i giorni contati, ed appariva scontato un rallentamento già a partire dai primi mesi del 2018. Le recenti decisioni della BCE (tassi immutati e mantenimento, almeno per ora, del Quantitative Easing) sono andate però in una direzione leggermente diversa.

Molti analisti concordano sull’ipotesi che il Quantitative Easing dovrebbe comunque rallentare in un prossimo futuro: sarebbe solo questione di tempo e già in autunno dovrebbe concretizzarsi la decisione in tal senso da parte della BCE. Il motivo del rallentamento? Principalmente l’apprezzamento dell’Euro di quest’ultimo periodo: la moneta forte pone problemi alle esportazioni e soprattutto allontana gli obiettivi di inflazione programmata (obiettivo del 2% che orami sembra lontano…). La fine del Quantitative Easing infatti, come abbiamo visto, potrebbe rafforzare ulteriormente la valuta europea.

Quali sarebbero gli impatti della fine del Quantitative Easing?

Dopo aver analizzato quali sono i principali effetti del Quantitative Easing dovrebbe essere facile, a questo punto, valutare l’effetto di una decisione della BCE di un rallentamento e fine dello stesso.

  • Innanzitutto si avrebbe un effetto di rafforzamento dell’Euro. Ed è questo, come abbiamo visto, il motivo principale per cui Draghi sta “tergiversando”, rimandando di fatto il rallentamento del Quantitative Easing. Questo vuol dire che dobbiamo aspettarci una crescita dell’euro nel medio termine? Si potrebbe pensare di sì, ma ricordiamoci che i fattori in grado di influenzare le valute sono tanti, prima di prendere decisioni affrettate. Inoltre la forza di una valuta va vista anche in relazione alle altre, se si intende operare sul mercato Forex, così come è importante tener presente l’arco temporale di riferimento, in un mercato caratterizzato, come è noto, da una elevata volatilità.
  • Un altro effetto probabile è che venga meno la spinta ad un aumento (controllato) dell’inflazione, che come abbiamo visto era forse il principale obiettivo del Quantitative Easing: un rafforzamento della moneta andrebbe infatti in direzione opposta. L’Euro più forte potrebbe inoltre porre un freno alle esportazioni.
  • Infine l’impatto sui tassi di interesse, che potrebbero tornare a crescere dopo un lungo periodo. In questo caso gli effetti potrebbero ripercuotersi anche sulle famiglie: un aumento dei tassi di interesse potrebbe coinvolgere anche i tassi di riferimento dei mutui, con un possibile incremento della rata.

Amici di Mr Banca, dovrebbe essere chiaro a questo punto il motivo per cui è importante seguire la mosse della BCE nel prossimo autunno: il Quantitative Easing ha un effetto sui mercati non indifferente…

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