Stop al Quantitative Easing, chi ha paura per l’Euribor?

E’ di questi giorni la notizia che la Banca Centrale Europea ha deciso di interrompere nei prossimi mesi il Quantitative Easing, ovvero il programma di acquisto dei titoli di stato dei paesi dell’Eurozona. La notizia era attesa e non è certo un fulmine a ciel sereno. Ma quali saranno gli impatti sull’economia e, in particolare, sull’Euribor e sui mutui a tasso variabile?

Sono domande che molti si pongono e, come spesso accade in questi casi, è importante leggere tra le righe  delle dichiarazioni di Draghi per cogliere le importanti sfumature che possono svelare la strategia della BCE e del suo maggior esponente.

Il Quantitative Easing a cosa serve?

Il Quantitative Easing, ovvero l’acquisto dei titoli di stato da parte della Banca centrale Europea, ha come principale obiettivo il sostegno all’economia e l’aumento dell’inflazione nell’Eurozona, verso quell’obiettivo del 2% tanto caro ai tedeschi. Per raggiungere questi obiettivi il Quantitative Easing di fatto introduce moneta nel sistema. Inoltre (anche se non era l’obiettivo dichiarato di Draghi) ha avuto l’effetto di far rifiatare gli stati (come l’Italia) che hanno un forte debito pubblico e necessità di rifinanziarsi con un costo del denaro ragionevole,

Molti sostengono che questa politica economica sia evidentemente “straordinaria” e che si debba tornare alla normalità in tempi brevi. Le decisioni della BCE sembrano andare quindi in questa direzione

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Le politiche di sostegno all’economia dell’Eurozona stanno per finire?

Nel recente vertice di Riga di metà giugno Draghi ha quindi annunciato, come era ampiamente nelle previsioni, la fine del Quantitative Easing  Diversi però sono i segnali volti a tranquillizzare i mercati sul fatto che il passaggio sarà molto graduale e che le politiche di sostegno all’economia non sono affatto finite:

  • L’acquisto di nuovi titoli di Stato terminerà con l’inizio del nuovo anno ma comunque la BCE continuerà e reinvestire nei portafogli in scadenza
  • Il Quantitative Easing, a detta dello stesso Draghi, resterà uno strumento presente nella “cassetta degli attrezzi” della Banca Centrale Europea in caso di necessità. Una conferma del fatto che è intenzione della BCE continuare a monitorare con attenzione la situazione senza rinunciare, se necessario, a delle correzioni di rotta
  • Infine, ed è forse l’indicazione più importante, i tassi di interesse ufficiali resteranno invariati almeno fino all’estate del 2019, cosa non da poco, soprattutto considerando la differente politica in corso da parte degli Stati Uniti

In pratica sembra quindi che le vere preoccupazioni sono rivolte alla seocnda metà del 2019, quando andrà in scadenza ilmandato di Draghi: il successore avrà le stesse idee oppure, come molti credono, c’è il rischio concreto di un giro di vite?

Le previsioni sull’Euribor: bisogna temere per la rata del mutuo?

Anche se l’economia dell’Eurozona e l’impatto sui conti pubblici italiani sono temi interessanti, molti si chiedono, con maggior premura ed un pizzico di inquietudine, quali possano essere invece gli effetti, molto più pratici, sulla propria rata del mutuo in base alle previsioni sull’Euribor

Da questo punto di vista il termine del Quantitative Easing non dovrebbe avere una correlazione diretta con l’andamento dell’Euribor.

L’Euribor infatti è un tasso “interbancario”, in pratica un valor medio dell’interesse applicato dalle principali banche europee nei prestiti fra di loro. L’andamento dell’Euribor è quindi molto legato al tasso ufficiale definito dalla Banca Centrale Europea. Da questo punto di vista, quindi, le dichiarazioni di Draghi in merito ad un aumento dei tassi che non avverrà prima della seconda metà del 2019 è una buona notizia, in particolare per chi ha un mutuo a tasso variabile indicizzato all’Euribor.

Tuttavia l’Euribor non sempre ha un andamento simile a quello del tasso definito dalla BCE: conta anche la “fiducia” reciproca delle banche, ovvero l’aspettativa di vedersi restituito il denaro prestato. Situazioni particolari di instabilità possono quindi far crescere l’Euribor:  in questo senso, anche se il Quantitative Easing da solo non può certo determinare una situazione paragonabile, ad esempio, alla crisi finanziaria del 2007-2008, è bene porre attenzione sugli impatti che le decisioni di questo periodo possono avere sulla solidità delle banche.

Leggi anche: Le previsioni sull’andamento dell’Euribor

Le prospettive per i nuovi mutui

Abbiamo visto quindi che al momento non ci sono particolari minacce per l’Euribor e quindi per i mutui in essere: che i tassi debbano salire nel medio tempo era del resto noto da tempo.

Leggermente diverso invece il discorso per chi è in procinto di aprire un mutuo oppure sta pensando di cambiare il proprio: le banche potrebbero infatti iniziare a ritenere meno proficua una strategia di acquisizione di clienti per i mutui e potrebbero quindi rendere un pò più oneroso l’accesso al credito, ad esempio aumentando lo “spread” (inteso come componente del tasso di interesse che ogni singola banca applica in aggiunta all’Euribor o all’Eurirs rispettivamente per i mutui a tasso variabile o fisso) oppure riducendo l’importo finanziabile.

In definitiva, quindi, lo scenario particolarmente favorevole per i nuovi mutui potrebbe cambiare nel medio termine.