Trump e il dollaro debole: previsioni e impatti sui mercati

L’andamento del dollaro nell’ultimo periodo è stato all’insegna della debolezza rispetto a tutte le principali valute, ad iniziare dall’euro, con un decremento a doppia cifra, pari a circa il 15%. Nei confronti della sterlina la perdita è stata sensibile al punto da compensare gli effetti della Brexit sulla moneta britannica. Ed anche rispetto alle altre monete la debolezza del dollaro statunitense è stata sensibile, anche se in misura meno eclatante rispetto alle principali monete europee

Da cosa dipende la debolezza del dollaro?

Quali sono le motivazioni alla base di questo trend negativo del dollaro? Non è sfuggito ovviamente a molti osservatori che la cosa abbia coinciso con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca (a parte un primo periodo di euforia nel quale il dollaro aveva avuto beneficio dalla nomina del nuovo presidente americano). Ed in effetti la politica economica fino ad oggi sviluppata da Trump sembra essere la principale causa dell’andamento della valuta americana negli ultimi mesi.

La politica commerciale di Trump e i rapporti con la BCE

Uno dei temi più caldi di questi giorni è la politica commerciale degli Stati Uniti, che con l’avvento di Trump sembra aver avuto una netta svolta “protezionistica”, tra l’altro con l’imposizione di dazi nei confronti della Cina. Questo sicuramente è un aspetto che può avere un impatto non indifferente e contribuire quindi alla debolezza del dollaro, così come l’aumento del debito, anche questo determinato dalla politica di Trump. Non che la cosa sembri dispiacere al governo statunitense, che anzi pensa di ricavare una spinta ulteriore per l’economia americana, in fase di rilancio.

La posizione di Trump non sembra del resto entusiasmare la BCE e lo stesso Draghi. Non sono piaciute infatti le dichiarazioni di Steve Mnuchin e Wilbur Ross, rispettivamente Segretario al Tesoro e al Commercio dell’amministrazione a stelle e strisce, che, nel corso del World Economic Forum tenutosi a Davos in questi giorni, hanno evidentemente commentato con favore la debolezza del dollaro. La BCE vede in questo modo allontanarsi il raggiungimento dell’obiettivo di un’inflazione stabilmente attorno al 2%, cosa che potrebbe indurre un mantenimento dell’attuale politica economica di sostegno (vedi tassi e Quantitative Easing). Come ormai dovrebbe essere chiaro a molti, infatti, il Quantitative Easing è uno strumento di politica economica espansiva non convenzionale, ovvero una misura volta a sostenere l’inflazione, mentre l’euro forte agisce nella direzione opposta.

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Cosa dobbiamo aspettarci a questo punto nel 2018? Proprio la fine del Quantitative Easing, prevista nella seconda metà di quest’anno, potrebbe dare ulteriore impulso all’euro, come noto. Ma i lettori più attenti ricorderanno che già in passato Draghi aveva preso in contropiede una gran parte degli analisti, prolungando l’utilizzo del Quantitative Easing proprio perché preoccupato della crescita dell’euro sul dollaro. Siamo certi, quindi, di poter escludere sorprese anche sul fronte delle mosse della BCE? Non sarebbe la prima volta che accade una cosa simile, ovvero una mossa di Draghi non prevista da molti osservatori.

I possibili impatti su oro e petrolio

Non è una novità che il dollaro debole sia spesso correlato ad un apprezzamento dell’oro e del dollaro. E in effetti in quest’ultimo periodo abbiamo assistito proprio a questo tipo di scenario. Dobbiamo quindi aspettarci che questa tendenza continui anche nel 2018?

Attenzione soprattutto al petrolio, per il quale meccanismi che sembravano ormai consolidati, come lo stretto legame con le cosiddette “petrovalute”, tra cui il rublo russo, sembrano messi in discussione nell’ultimo periodo. Senza contare che alcuni analisti mettono in guardia da un mercato che potrebbe essere in attesa della prima occasione utile per uno storno dei prezzi di oro e petrolio, storno che potrebbe anche essere significativo.

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