Turchia vs USA: è “guerra economica”!

Un braccio di ferro che farà vittime o feriti?

Dopo l’introduzione di sanzioni punitive ad Ankara da parte di Washington, il presidente dalla Turchia Recep Tayyip Erdogan non si lascia intimorire. La sua replica è immediata, dichiara più o meno in forma velata che il suo paese è pronto a boicottare i prodotti elettronici di produzione Statunitense:

“Se gli Stati Uniti hanno l’iPhone, c’è Samsung dall’altra parte”.

Erdogan fa capire chiaramente che la Turchia è pronta ad acquistare prodotti esclusivamente dal concorrente sudcoreano di Apple.

La scorsa settimana gli USA, a valle del rifiuto della Turchia di estradare un pastore statunitense che si trova in carcere, hanno raddoppiato le tariffe su acciaio e alluminio.

Il 10 Agosto Trump su Twitter dichiarava:

“Ho appena autorizzato il raddoppio delle tariffe su acciaio e alluminio nei confronti della Turchia, così che la loro valuta, la lira turca, scivoli rapidamente verso il basso contro il nostro molto forte dollaro! L’alluminio sarà ora 20% e l’acciaio 50%. I nostri rapporti con la Turchia non sono buoni in questo momento!”

La lira Turca in risposta a tali dichiarazione ha subito infatti un crollo repentino del 20%. Il presidente Erdogan ha comunque dichiarato che la Turchia sta prendendo misure per stabilizzare l’economia e non dovrebbe “cedere al nemico”.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, durante la visita ad Ankara, ha bollato in conferenza stampa le sanzioni americane come la messa in atto di una politica illegittima. Ha accusato gli Stati Uniti d’America di cercare un ingiusto vantaggio competitivo nel commercio globale.

Cosa sta succedendo alla lira Turca?

Da gennaio 2018, la lira turca ha visto depauperare oltre il 34% del suo valore rispetto al dollaro, facendo salire il prezzo degli articoli di uso quotidiano.

Erdogan ha presieduto all’impennata dell’inflazione e ai livelli di indebitamento, ma ribadisce che la situazione della lira è il risultato di una “campagna” guidata da potenze straniere.

La Turchia è in procinto di una crisi economica?

In un discorso televisivo della scorsa settimana, il presidente Ergogan  ha invitato i cittadini turchi a scambiare valuta estera e oro per la lira, definendo la situazione attuale come una “guerra economica”.
Ora sembra che ci possa essere un po ‘di tregua per la moneta in crisi, che ha guadagnato un po’ di valore dopo giorni di drammatiche cadute.
La banca centrale turca ha promesso di fornire liquidità alle banche in modo da poter superare indenni il momento di crisi.

Il ministro delle finanze del paese, che è anche il genero di Erdogan, cercherà di rassicurare oltre 1.000 investitori internazionali in una teleconferenza prevista per questa settimana.

Secondo alcuni esperti vi è però il rischio che l’annunciato boicottaggio di Erdogan possa alimentare ulteriormente le tensioni con gli Stati Uniti,  i turchi attendono nervosamente la risposta del presidente Trump potrebbe non tardare ad arrivare.

Tutto nasce per un pastore detenuto, come mai è così importante?

Il presidente Erdogan ha accusato gli Stati Uniti di aver tentato di “mettere in ginocchio la Turchia con minacce per un pastore”.
Gli Stati Uniti insistono sul fatto che Andrew Brunson, un residente turco di lunga data che gestiva la minuscola Izmir Resurrection Church, è “vittima di una detenzione iniqua e ingiusta”.

Evangelico della Carolina del Nord, è stato detenuto in Turchia per circa due anni per presunti legami con il partito dei lavoratori del Kurdistan e il movimento Gulenist, che la Turchia accusa per il fallito colpo di stato nel 2016.
La segretaria stampa della Casa Bianca Sarah Sanders ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno visto “nessuna prova che il Pastore Brunson abbia fatto qualcosa di sbagliato”.
Il signor Brunson ha negato le accuse di spionaggio, ma rischia fino a 35 anni di carcere se sarà dichiarato colpevole.

Qual è l’impatto a livello internazionale?

Il putiferio tra la Turchia e Stati Uniti ha avuto un impatto anche sulle valute di altri paesi, compresa la rupia indiana, poiché gli investitori temono che le oscillazioni della lira possano diffondersi nei paesi in via di sviluppo. Il governo indiano ha esortato le persone a non farsi prendere dal panico dopo che martedì la rupia è scivolata verso il minimo storico contro il dollaro.

Anche la Russia, il Brasile, l’Argentina, il Sudafrica e il Messico hanno visto cadere le loro valute nell’ultima settimana.

Chi vincerà questa delicata battaglia economica?

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